Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi
Gaia Panfili
E/O
Caterina Morgantini
voto

Piacente, a modo, ottimi gusti. Quarant'anni ben portati, abiti firmati acquistati in boutique, posto fisso in banca: avrebbe tutto o quasi per essere felice. Ma felice non è, perché le sottane di mamma lo ancorano ad un angusto appartamento di Saint-Ouen, alle porte di Parigi, a condividere la camera da letto con un fratello che non potendo più averlo come maestro lo guarda con rabbioso disprezzo. E grattando sotto la vernice dei dati anagrafici ufficiali, comparirebbe qualcosa di molto spiacevole, e un poco disdicevole: il suo vero nome. Perché lui è, e sempre rimarrà, Mohamed Ben Mokhtar, alias Tocquard Basile, figlio di immigrati algerini, membro di una numerosa famiglia che all'impatto con la società occidentale ha reagito estremizzandosi, in un senso e nell'altro. Lui, Mohamed/Tocquard, decide di emanciparsi da un futuro già scritto nella tradizione religiosa seguendo la via della rivoluzione sessuale, dopo una casta esistenza di fervente musulmano. C'è un appartamento, una "piccola Versailles", ad aspettarlo nel cuore della capitale francese, portiera discreta e vicini silenziosi, pronto ad accogliere ore di peccaminosa esperienza in dolce compagnia: poco importa che la madre, in lunghe telefonate senza risposta, pianga il figlio degenere. Almeno fino a quando, il piacere sostituito da inquietanti coincidenze, le conquiste femminili tutte sbagliate, Mohamed/Tocquard non sarà costretto a ridisegnare, in fretta e furia, la strada che da Saint-Germain-des-Prés conduce al paradiso...
C'è tutto il complesso carattere del "fenomeno migrazione" in questa Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi di Leïla Maroune, origini algerine ma residente a Parigi dal 1990. Non siamo in una banlieue messa a ferro e fuoco dai figli della generazione che ha costruito la Francia pezzo pezzo: c'è una storia di addii e solitudine nella famiglia Ben Mokhtar, un padre andato solo incontro alla morte in terra natia dopo i giorni spesi in quella straniera, ad allargare e mantenere la stirpe. Ma gli altri, moglie, due figli maschi, tre femmine, conducono una "normale" esistenza da extracomunitari, divisi tra un presente francesce e un passato algerino, tra una religione vissuta come seconda pelle e il rifiuto di ogni dogma, all'insegna di una vita "libera" (o reietta, dipende dai punti di vista). Tutto questo, le preghiere, i pranzi della domenica, i digiuni, sono però solo uno sfondo nelle giornate di Tocquard/Mohamed: un continuo andare e venire in due mondi opposti (ma forse solo per chi così vuole vederli) e paralleli, che convivono pacificamente, o si combattono, senza mai incontrarsi. Con una visione granitica dell'universo arabo, una stereotipata di quello in cui vorrebbe a tutti i costi entrare, Mohamed è incapace di crearsi un'identità diversa, matura: dal Corano al libertinaggio senza soluzione di continuità, dibattendosi per affermare ciò che ritiene essere il "modo giusto" di comportarsi. Leïla Marouane, in una storia agrodolce narrata con precisione ed essenzialità, circonda il lettore di storie: dietro, oltre Mohamed, si intravedono figure femminili problematiche, affascinanti, curiose, forti, che nel labirinto occidentale si sono reinventate un nuovo "io". Sono loro, sembra voler dire Marouane, il simbolo di quell'arcobaleno di modi in cui l'essere può dispiegarsi. Perché le cose non sono sempre bianche o nere: e anche l'ex fervente musulmano, fallito il tentativo di diventare un Casanova coi fiocchi, forse imparerà a comprendere la splendida complessità che si cela dietro l'apparente omologazione della realtà araba. Se non lui, noi, per fortuna, sì.