L'invenzione di Palermo
Domenico Cosentino
voto

Una favela italiana, cattivo odore, umanità scaduta e andata a male. La morte di una donna, uccisa da una delle tante cosche mafiose della città, rompe il già fragile equilibrio in cui vive la famiglia Tirone. La vita nelle baracche di legno e lamiera è difficile, e in inverno diventa impossibile. Gli uomini cercano di sbarcare il lunario tra mille lavoretti illegali, la ragazzina adolescente in qualche modo provvede alle faccende  di “casa”, l’unica che aveva un vero stipendio era la madre ormai defunta. Palermo è una città dura, capace di piegare anche il più forte tra gli uomini, ma tutto ciò sembra non toccare il travolgente carattere di Annina, la figlia quindicenne della famiglia Tirone, che ogni giorno attraversa il fiume Oreto - ormai diventato una fogna grigia e maleodorante - in  cerca di un’alternativa alla sua infima vita. La città cambia durante il tragitto che compie la ragazza, cani affamati ululano alla luna sporca, i bambini sono tristi ed emaciati, strade e palazzi prendono il posto di pozzanghere ricoperte da pezzi di cartone...
Giuseppe Rizzo ha ventisei anni ma ha le idee chiare: raccontare qualcosa che conosce, di cui ha esperienza. E cioè una porzione di quella Sicilia degradata così simile  purtroppo a tante altre realtà italiane. Il lettore viene condotto per mano in questo lurido universo, odori e rumori diventano reali, e l’angoscia prende il sopravvento sulla serenità che di solito ci regala un libro. Annina, la ragazzina protagonista, ha un carattere forte che viene evidenziato dal suo modo di parlare, quelle parole - anzi, più che altro quelle parolacce - unite tra loro e mitragliate con rabbia e fervore, quasi a perdere il fiato. Annina ben presto verrà attorniata da strani personaggi, individui appartenenti ad un mondo di fiabe melanconiche: prostitute come fate, imbianchini come ammaestratori di leoni, nani come pagliacci tristi raccontano la faccia povera di Palermo, quell’altro lato della medaglia che le autorità cercano di nascondere. Rizzo ci parla di rapporti umani in cui non si trova la presenza di amore o di affetto, sentimenti poi non così importanti quando il primo pensiero appena svegli è “Con quali soldi faremo la spesa oggi?”. Un'assenza di sentimenti e di felicità che mi ha ricordato il "Brutti sporchi e cattivi" diretto da Ettore Scola nel 1976: altra regione, altra periferia, stesso degrado. Annina è lo specchio delle adolescenti di oggi, forti come uomini. Cresciuta in un mondo selvaggio, riesce comunque a trovare una via d’uscita... e a salvare la sua anima.