Weathercraft

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tre
voto
Weathercraft
Nella sua casetta isolata, Frank – che somiglia a un gatto, a un cane e a un coniglio ma non è né un gatto, né un cane né un coniglio - sta preparandosi per un bel picnic. Manca solo la torta che sta cuocendo nel forno: pronta quella non rimane che uscire in cerca di un bel posticino. A pedinarlo c'è Manhog,  un vorace e obeso maiale antropomorfo che cerca di rubare il pranzo a Frank ma viene messo rapidamente in fuga e si riduce a razzolare tra i rifiuti in cerca di cibo, per poi assopirsi, disperato. Colto dalla pioggia, Manhog cerca riparo in una grotta che si rivela però essere la spaventosa segreta nella quale il demoniaco Whim conduce i suoi perversi esperimenti di vivisezione. Legato Manhog a un muro, Whim lo infetta con mostruosi parassiti, poi lo imprigiona in una cella, legato per la coda a un altro strano animale da laboratorio. Le grida disperate di Manhog giungono a Frank, che si sta godendo il suo picnic nei paraggi e si avvicina alla finestra della cella per capire cosa sta succedendo. Il maiale antropomorfo ne approfitta per strappargli un cucchiaio di mano, e lo usa per mozzarsi la coda e liberarsi. Quando Whim entra nella cella, Manhog lo aggredisce...
A vent'anni giusti giusti dalla sua prima apparizione nell'antologia Hyena, pubblicata dalla Kitchen Sink Press nel 1990, torna il bizzarro universo di Unifactor, con la sua buffa crudeltà e la sua proverbiale allergia alle leggi della Fisica. Il cartoonist californiano Jim Woodring, leggenda del fumetto underground, stavolta mette al centro della vicenda non più il consueto protagonista della saga, l'enigmatico Frank, ma il comprimario Manhog, perenne perseguitato per peccati che non conosciamo, e il sadico demonio Whim (entrambi oggetto qui di una profonda trasformazione fisica: da una parte Manhog che in qualche modo si evolve rimuovendosi simbolicamente la coda e assumendo comportamenti più umani che animali, dall'altra Whim che viene distrutto, riassemblato, trasfigurato, mutato in una spinosa creatura mutaforma che pare avere a sua volta il potere di modificare la già instabile realtà di Unifactor e dei suoi abitanti). Il risultato è se possibile ancora più visionario del solito, con un ampio ricorso al simbolismo e a quel 'lasciarsi andare' tipico del lavoro di Woodring: “Le mie storie si scrivono più o meno da sole, con un minimo di intervento da parte mia”. L'assenza assoluta di dialoghi ma soprattutto di scritte onomatopeiche fa svolgere la vicenda in un clima di allucinante silenzio, di vuoto pneumatico, quasi di apnea. Si consiglia caldamente durante la lettura l'ascolto di Einstürzende Neubauten e Front 241, o al limite Ozric Tentacles e Gong se preferite il lato psichedelico-visionario della musica a quello industrial-oppressivo.