I due magnifici insolenti

I due magnifici insolenti
Su Francois Truffaut non c’è da dire molto che non sia già stato detto. Sono in molti a conoscerlo esclusivamente come regista di film come “I quattrocento colpi”, “Jules e Jim” ed effetto notte. Altri invece, tanti altri si auspica, sanno che è stata anche una delle penne più argute della critica cinematografica del secondo dopoguerra. Chiamato a scrivere sui “Cahiers du cinema” da Andrè Bazin, suo maestro e mentore, dà vita insieme a Jean Luc Godard, Claude Chabrol, Jacques Rivette e Eric Rohmer alla “politica degli autori”, il movimento critico che più di qualunque altro ha contribuito a rivoluzionare l’approccio alla materia filmica da parte di giornalisti e studiosi. Di Sacha Guitry invece il grande pubblico conosce davvero poco, nonostante sia egli una delle figure di spicco del teatro francese del primo ventennio del 1900 e abbia diretto una trentina di pellicole. Due personaggi che pur non avendo mai lavorato insieme (e, come sottolineato nelle prime pagine del volume, che non si sono mai incontrati per un “errore di valutazione” di un giovanissimo Truffaut”) hanno parecchi punti in comune...
Come si possono scrivere ancora libri di cinema che allo stesso tempo interessino non solo la nicchia di cinefili (anche se un lavoro su Sacha Guitry non si può certo dire appetibile per il grande pubblico) e siano qualcosa di poco battuto? La risposta sembra averla data Claudio Nutrito con questo bel volumetto  (meno di centocinquanta pagine) su due personaggi dall’indubbia caratura, che ad una prima occhiata sembrano più lontani di quanto lo siano realmente. Sostenere che l'autore prende i singoli topoi della poetica dei due artisti e li analizza trasversalmente trovando nelle urgenze dell'uno anche le esigenze dell'altro (di Truffaut e Guitry, appunto) sarebbe riduttivo: non sono (solo) i macro temi a tenere banco nel libro di Nutrito, ma anche frasi, dichiarazioni, abitudini, punti di vista che possono essere letti sotto una duplice lente. Non ci si spaventi però: I due magnifici insolenti non è affatto il libro tecnico e verboso che ci si può aspettare dall'argomento. I brevi, brevissimi, paragrafi, e lo stile piano ne fanno più uno strumento che una “bibbia”. Il lettore è chiamato a seguire il percorso tracciato dall'autore ma soprattutto a lavorare di intelligenza e fantasia, trovando tra i due insolenti molti più punti di contatto di quanti ne individui il volume.

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