La signorina cuorinfranti

La signorina cuorinfranti
Per la trentaduenne Carlotta Cuticolo, 1,60 di altezza per 80 chili di abbondante femminilità, l’appuntamento settimanale con la bilancia non è mai una banale questione di chili; è piuttosto, un momento illuminato di consuntivi esistenziali, al termine dei quali, a seconda dell’umore della giornata e di una serie di variabili indipendenti, Carlotta stila un bilancio sulla “forma emotiva”. Sul verdetto incidono poco i numeri indicati sul quadrante illuminato tra i piedi, giacché l’evidenza dei grammi perduti o dei chili acquistati, per non aver saputo resistere al fritto misto o al festival di pastarelle della pasticceria Profumo, possono scatenare nella morbida signorina Cuticolo le più classiche insicurezze, ovvero, temprare la sua anima, rendendola forte, fiera e consapevole di sé, fin nei suoi più intimi anfratti. E di luoghi in cui nascondersi, nel profondo di Carlotta, ce ne sono davvero tanti: vuoi per la capacità di contenerli, vuoi per la generosità nell’offerta di sé. E sì, perché quel corpo icona dell’anti-forma fisica, fiero della cellulite e dei contorni a tutto tondo, che rifugge dal triste stereotipo della donna magra, soda e spigolosa, che non mangia, non beve e non va neanche al bagno, è riuscito a saziare gli appetiti erotici di molti uomini. In una Genova impreziosita dalla fragranza e dalle delizie della pasticceria Profumo, l’ingombrante famiglia Cuticolo celebra i fasti della tavola e della gola senza troppe remore e rimorsi, snobbando i salutari consigli alimentari di parenti e medici, inghiottiti insieme ad una oleosa cucchiaiata di maccheroni al ragù. Peli e chili superflui non sono per Carlotta un handicap estetico e di certo, non lo sono neanche per i compagni di scuola, che con lei possono mettersi alla prova e soddisfare curiosità proibite e precluse con le altre: la sua quarta di reggiseno è “un chiaro invito ad accomodarsi” e per quella porta sono passati i più bei fichi dell’istituto. Ma Carlotta, apparentemente superficiale e leggera nei pensieri, prende tutto sul serio, dall’esperienza maturata nel buio delle sale cinematografiche, agli appuntamenti di bellezza con le creme viso, gli olii e gli esfolianti acquistati per corrispondenza dal catalogo dei prodotti PerlaPelle. Scrub dopo scrub, shampoo dopo shampoo, le straordinarie virtù di Carlotta diverranno particolarmente apprezzate ad Abbiate Grasso, dove l’azienda PerlaPelle ha il suo centro direzionale e il piacere di “testare la tenuta dei rossetti” si rivelerà un trampolino di lancio verso ruoli di responsabilità aziendale e di intimi e insospettabili vizi. A porte chiuse, naturalmente!...
Daniele Vecchiotti, genovese, classe 1974, fa il bis e, dopo la pubblicazione de Il cosmo secondo Agnetha, il suo romanzo d’esordio, in cui esplora i pianeti maschili, con La signorina cuorinfranti si diverte a colorare e celebrare quella sempre più smilza fetta dell’universo femminile felice di essere così come è, lontana anni luce dagli stereotipi di bellezza e perfezione senza rughe, né panniculopatia. Ridicolizzando bonariamente la lotta contro l’impossibile di chi, dilaniato tra il benessere e il non-essere, ripone in creme snellenti, bagni UVA e alghe tonificanti la propria effimera felicità, Vecchiotti rimette la “palla al centro” e dà inizio ad un nuovo gioco, in cui il corpo, benché appesantito da sfogliatelle e bignè, viene alleggerito dalle troppe autocritiche, diviene uno strumento con cui rendere piacevole la vita e, aldilà del quale, riuscire a trarre vantaggio dalle situazioni, anche le più paradossali. Lungi dall’essere il manifesto del motto “grasso è bello”, il romanzo dello scrittore genovese, blogger poliedrico, è un’ironica visione di quel mondo ossessionato dal corpo, così infarcito di fitness e integratori; è la descrizione del caleidoscopico mondo femminile e della sua fisicità infranta, attraverso la rilettura delle relazioni sessuo-sentimentali e dei piaceri egoistici del mondo maschile, bacchettone, eppure, animato da inconfessabili fantasie sadomaso, che preferisce le bionde ma sposa le more, che si trastulla e si lascia andare tra i seni morbidi di un’invitante donna tutta ciccia capace di amare a dispetto di ogni limite, ma inanella quelle perfettine, taglia 42 e spesso incapaci di darsi veramente. La confessata grafomania di Daniele Vecchiotti si traduce nel libro in una scrittura da commedia brillante, piacevole e leggera, ironica e pungente, schietta e divertente. Risucchia il lettore nel vortice degli eventi e lo rilascia, con ancora in bocca il sapore dei colpi di scena e di testa: ma il finale al rallenty, sembra fermare la corsa ancora prima del capolinea.


 

 

 

 
 
 
 
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