Pasolini internazionale

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Paragonando le due voci di Wikipedia su Pasolini, quella in lingua italiana e quella in lingua inglese, si nota subito qualcosa di strano in merito alla ricezione dell’autore in Italia e all’estero. La voce inglese introduce Pasolini sottolineando la sua “unica e straordinaria versatilità culturale” e affermando, oltre al suo carattere controverso, il fatto che, dopo la sua morte, Pasolini è diventato “un intellettuale profetico e una figura di prim’ordine nella letteratura e nelle arti cinematografiche italiane”. La voce italiana, invece, pur confermando la stessa versatilità, aggiunge giustamente le “forti polemiche per la radicalità dei suoi giudizi”, ma termina poi l’introduzione affermando che “il suo rapporto con la propria omosessualità è stato al centro del suo personaggio pubblico”. Interessante notare come nell’enciclopedia meno scientifica del web, ma sicuramente quella più popolare e di immediato accesso, gli italiani o i giovani studenti italiani leggano dell’omosessualità come tratto fortemente caratteristico dell’uomo e dell’intellettuale Pasolini, mentre nella voce inglese non ve ne sia traccia se non molto più avanti, alla voce particolare “sessualità”. Qui gli autori riportano la definizione dell’enciclopedia internazionale LGBT, nella quale, paradossalmente, Pasolini sembrerebbe quasi subire un velato attacco per non essere un gay davvero militante, visto che “raramente i suoi film trattano di omosessualità” se non nei casi (tra l’altro estremamente trasversali rispetto alla tematica) di Teorema, Il fiore delle mille e una notte e Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Da un lato, dunque, emerge il paradosso eclatante che in Italia Pasolini è ancora fortemente associato soprattutto al suo essere omosessuale, un’etichetta che lo accompagna sempre, anche nelle innumerevoli attività intellettuali che con l’omosessualità non avevano nulla a che vedere. Dall’altro lato, all’estero sembrerebbe che la sua omosessualità non sia, per assurdo, nemmeno “sufficiente” per definire la sua opera in questo senso, almeno secondo una certa critica militante e certamente parziale. Tuttavia, oltre a questo paradosso sociologico che molto tristemente ci informa della situazione socioculturale italiana, la voce inglese ci informa anche di un altro triste fatto, ossia che all’estero Pasolini è sì conosciuto e venerato, ma quasi esclusivamente in quanto cineasta. È innegabile infatti che anche grandi estimatori stranieri del suo cinema non conoscano assolutamente nulla della sua attività letteraria, nonostante, ad esempio, il teorico Harold Bloom lo abbia inserito nel suo studio seminale sul “canone letterario occidentale”.

Le ragioni di questa scarsa circolazione e parziale ricezione sono molteplici. In primo luogo il cinema è un mezzo di comunicazione di massa molto più immediato della letteratura, e questo spiegherebbe molte cose, ma è anche vero che le poesie dell’autore sono state tradotte in inglese solo a partire dagli anni '80, dopo la sua morte, e non hanno ricevuto troppa attenzione critica. Mentre in Italia, già a partire dal 1942, critici come Contini, Cecchi, Vigorelli e De Robertis fornirono fondamentali letture dell’opera letteraria, la prima monografia all’estero apparve in Spagna solo nel 1965, firmata da Francisco Martialay (Pasolini y su obra). Gli anni '60 furono tuttavia anni importanti per la ricezione del poeta-cineasta: in Italia ci furono gli importanti studi di Fortini e Barberi Squarotti, e in Francia la sua popolarità aumentò notevolmente. La sua opera fu infatti citata e apprezzata in riviste di culto come “Cahiers du Cinéma” e “Positif” e, successivamente, i più influenti filosofi scrissero articoli o capitoli su di lui (Roland Barthes e Michel Foucault su “Le Monde”, e Gilles Deleuze nel suo libro seminale L’image-mouvement). Sulla scia di tale risonanza, anche gli Stati Uniti e il mondo anglofono iniziarono a interessarsi all’autore, anche grazie al successivo clamore suscitato dalla retrospettiva del 1989 Pasolini: the Eyes of a Poet, organizzata dal Fondo Pasolini (diretto da Laura Betti) e portata in tutti gli Stati Uniti, da New York a Chicago e Los Angeles.

Il primo vero volume critico internazionale – Pier Paolo Pasolini: Contemporary Perspectives – apparve così nel 1994 a cura di Patrick Rumble e Bart Testa seguito poi dalle monografie di Thomas Peterson (The Paraphrase of an Imaginary Dialogue), William Van Watson (The Theatre of the Word) e David Ward (A Poetics of Resistance). Si tratta dunque di numeri scarsi che non sono mai andati troppo aumentando fino ad oggi, mentre in Italia proliferano gli articoli, i saggi più o meno divulgativi o le tesi di laurea e di dottorato dedicate all’opera di Pasolini. All’estero, infatti, gli studi sulla letteratura di Pasolini risalgono quasi sempre ai dipartimenti e alle riviste di Italianistica, spesso ad opera di quegli eccellenti studiosi italiani fuggiti o fatti fuggire dalle nostre Università. Una delle cause di questa scarsa risonanza di Pasolini rispetto ad altri letterati risiede in una caratteristica infausta della critica letteraria italiana, ossia quella di essere prodotta da studiosi e teorici della letteratura certamente eminenti, i quali, tuttavia, per un costume ormai radicato e visto come “normale”, continuano a non confrontarsi con le comunità critiche internazionali e a non pubblicare anche all’estero. Un atteggiamento, quello di condividere i propri studi con comunità critiche più vaste, che avrebbe certamente giovato all’aumento della circolazione del letterato Pasolini e soprattutto alla pubblicazione di nuove traduzioni (dopo quella del 1982). Per la nuova traduzione inglese delle poesie, infatti, pubblicate a Chicago, abbiamo dovuto aspettare il 2014, l’anno in cui è stato distribuito il film su Pasolini di Abel Ferrara, una pellicola che ha ridestato un interesse diverso e trasversale verso tutta l’opera pasoliniana. Un’opera che solo nel suo insieme e nella sua fertile e scambievole multimedialità può fornirci l’immagine sfaccettata, prismatica e non etichettabile della personalità e delle poetiche di Pier Paolo Pasolini.



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