Anomalie

Anomalie

Un poeta diciannovenne, tra il 1998 e il 1999, affronta, “nel tempo d’un mondo malvagio”, l’angoscia e l’oscurità in cui si librano i propri demoni, mentre sta per nascere il sole del nuovo millennio, con le incertezze e i dubbi che accompagnano ogni novità. Nella notte del XX secolo, si intravedono figure inquietanti ( “Ridde di mostri penitenti/pulsano attorno ad un fuoco/plumbeo, annerito, freddo”), si rincorrono suoni (“Una musica d’oltre mare/giunge di lontano/sovente e riecheggia/al tramonto”). Il mondo è “sommerso/sbiadito”, l’uomo è alla ricerca della verità che lo possa salvare da un “popolo di ignavi” che “corrono al forno eccitati da promesse soffocate” e “danzano, s’intrecciano, ignari del proprio destino”. E “tutti, ammaliati dal bagliore delle possibilità, sono ingannati da un presente fuggiasco.” Che solo il sogno possa salvarlo e fargli recuperare la sua genuina sfera ontologica, la sua vera essenza, la Verità, (“paziente/s’immerge/nei suoi falsi pensieri e ritrova i suoi sogni”). O sarà forse l’amore (“Guardami! Apprenderai le più nascoste/ verità del tuo essere”)?

Francesco De Luca, romano, pubblica nuovamente la sua prima raccolta di poesie. La poesia è una bestia strana. Un serpente che ti avvinghia e poi qualche volta ti molla, restando immobile nell’ombra. Ma, come il criminale che torna sempre sul luogo del delitto, a volte ti riprende e chiede di essere condivisa nuovamente, non senza motivo. Il poeta vive l’attualità del mondo, non è un eremita; quel ragazzo diciannovenne, vede e subisce come tutti la disastrosa situazione dell’Italia negli anni ’90: la crisi economica e la crisi politica, rendono la vita quotidiana incerta e problematica. La sensibilità poetica (ultrasonora e fragile) ne resta piegata: si vede buio, si sente la precarietà, la terra si sfarina sotto i piedi. E qui nascono le poesie dell’autore (con testo a fronte in inglese a cura di Joshua Rey Ramos), disilluse, ricettive della falsità di chi ci tranquillizza nonostante l’evidenza contraria (un’anomalia), che invocano la follia e il sogno come sieri anti-venefici, come uscite di sicurezza, e sperano nell’amore, nonostante l’ambivalenza della figura femminile, tra l’angelico e il demoniaco. Con la ripubblicazione di queste poesie giovanili, in un momento storico che non è molto più rassicurante né molto più illuminato, ci viene offerto uno strumento per prendere un po’ d’aria, per una temporanea via fuga, attraverso una cifra di scrittura tra l’onirico e il visionario. Peccato per i troppi refusi e un aggettivo plurale da matita rossa.



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