Attimi e infinito

Attimi e infinito

I versi descrivono le immagini di un viaggio intellettuale e nelle emozioni tra il reale e il fantastico, da un contatto assoluto con la materia all’elevazione dell’anima oltre i confini dell’immanente. Il dolore della vita per l’ipocrisia dell’uomo e la devastazione della malattia è superato attraverso l’amore, sentimento sincero rivolto all’uomo che si lascia attraversare dalla sua amata come il letto del fiume dalla corrente. L’unione dei corpi si completa in un volo comune delle anime, ritorno a una condizione originaria identificata nel grembo materno (“siamo una cosa sola/ che volando/ trova risposta/ a tutti i perché”), uno spazio assoluto contrapposto al tempo che inesorabile scorre. È l’inizio di un viaggio in un irreale da esplorare, il giardino che ricorda il mondo fantastico di Alice (“Alice attraversa lo specchio,/ incantata dal magico mondo/ e tu giardino di meraviglie”) basta un’immagine a stimolare la fantasia a superare ogni limite, come i panni stesi al vento che volteggiano. Il ritorno alla realtà è un dovere intellettuale e morale, è impossibile appagarsi solo di una fuga nell’infinito, ed è da questa presa di coscienza che i versi tornano a parlare del dolore generato dall’uomo, che si manifesta nell’odio tra le etnie o nell’inquinamento che oltraggia la natura. La poesia può illuminare la mente e il cuore, è un fiore su un muro deserto che si accende di colori (“Vorrei fiori di cappero/ su questo muro secolare”) per ritrovare la memoria delle cose che ricostruisce il passato per modellare il presente…

L’opera è stata realizzata per diffondere sul mercato anglosassone alcune liriche selezionate dalle raccolte di Caterina Trombetti, poetessa toscana che in passato ha a lungo collaborato con Mario Luzi. Una silloge originale non solo per lo stile, ma anche per la sua doppia veste: infatti tutti i testi riportano la traduzione in inglese di David Tammaro, che ha cercato di preservare nelle sue versioni la profondità del messaggio poetico e di non alterare l’armonia del verso. Caterina Trombetti riscopre la purezza della parola, per trasmettere immagini e sensazioni in modo immediato e incisivo, capaci di comunicare con estrema chiarezza. Una poesia lirica, dove il rifiuto di ogni forma metrica che limita l’espressione non impedisce uno studio elaborato sulla musicalità del verso, lontana da intellettualismi eppure attenta nell’elaborare temi attuali e nel descrivere gli aspetti più complessi della natura umana attraverso la memoria. L’incertezza che anche il ricordo possa andare oltre la consapevolezza dell’uomo, però, è costante e sollecita l’autrice a chiedersi se sono le cose o le persone a ricordare, un dilemma a cui non sa dare risposta. L’omaggio ad alcuni autori lascia intendere al lettore quali sono le basi culturali da cui ha origine la vena poetica della Trombetti, che rivela un sodalizio con l’opera di Emily Dickinson dovuto alle emozioni comuni, malgrado le due poetesse abbiano vissuto esistenze diverse.



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