Canto che amavi

Canto che amavi

Può l’amore essere portatore sano e insano di lacrime, scese o trattenute, fatte solo di parole? Parrebbe di sì, incontrando versi come “L’ho incontrato sul sentiero / Non turbò il suo sonno l’acqua / né fiorirono le rose / fiorì stupore la mia anima / E ha una povera donna / il viso pieno di lacrime!” // e poi “E io dissi al Signore: Su sentieri di morte / lo portano. Ombra amata che guidare non sanno! / Tu strappalo, Signore, alle fatali mani / o lo affondi nel lungo sonno che tu sai dare!”. Amore e morte, amore e dolore sul corpo dell’amato che però, essendo uomo, non comprende il sentire femminile e dunque “(…) il mio amore non si affida / al parlare dei maschi, così oscuro” che arriva (il parlare dei maschi) fino a sottostimare le sensazioni certe della compagna: “Mi sento come una fontana colma / mentre a te sembro uno zampillo inerte”. Le donne, che portano pesi di sofferenza, di invisibilità, sono figlie e madri della terra, nella quale trovano sempre ragion d’essere e rifugio: “La terra a cui io giunsi primavera non ha: / ha la sua lunga notte che qual madre mi cela” // Donna/terra si diceva, Grande Madre creatrice che vede i propri figli verdi di fattezze e sofferenze umane, come quei “Tre alberi caduti” che “il tramonto accende / di sangue vivo nei tronchi spaccati” e “Uno, ritorto, tende / il braccio immenso e dal fogliame tremulo / all’altro, e le ferite / come due occhi sono, supplicanti”…

Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga, nata in Cile nel 1889, diventa Gabriela Mistral nel 1914, dopo aver vinto un prestigioso Premio (Juegos Florales) nel suo Paese, unendo in tale nome e cognome l’ammirazione per due grandi poeti: Gabriele d’Annunzio e Frédéric Mistral. Tre sono le passioni che reggono Gabriela: la poesia, l’insegnamento e la giustizia sociale. Il suo spirito battagliero e il suo impegno civile le impediscono di terminare l’Accademia necessaria per essere un’insegnante a tutti gli effetti, poiché aveva auspicato la possibilità che l’istruzione universitaria fosse estesa a tutti i ceti sociali, mentre all’epoca era costosissima e quindi per pochi eletti (lei era riuscita a entrare per il grande sforzo economico della madre). Per questo ha sempre avuto un rapporto conflittuale con il proprio Paese, e per questo aveva iniziato ad accettare docenze e inviti a conferenze all’estero fino a quando un governo evidentemente meno retrogrado l’aveva insignita del titolo di console, che le consentì di risiedere in America, in Europa, in Italia in particolare. Nel 1945 le venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura, prima donna dell’America Latina. Che poesie ha scritto Mistral? Poesie frementi. Poesie d’amore e di terra. Poesie per Dio e di morte. Sono struggenti le poesie che costituiscono i Sonetos de la muerte (Sonetti della morte) dedicati all’amato Romeo Ureta Carvajal, morto suicida; sanno di terra e sole e oceano le bellissime liriche dedicate ai luoghi della sua America latina, alla Cordigliera delle Ande, al maestoso Aconcagua che è cima altissima, la più alta dell’ immensa catena che bacia sette stati, e sono viscerali quelle che delineano gli indios e la loro cultura, il loro modo di stare con la terra e la natura. Il suo gesto di scrittura è evocativo, visivo, profuma d’amore per le sue origini e aggancia di potenza il lettore. Questa pregevole edizione con testo a fronte di Marcos y Marcos raccoglie una selezione di testi, meravigliosamente tradotti con grande rispetto da Maurizio Lefèvre, tratti dalle sue più famose raccolte. Gabriela Mistral morì a New York nel 1957, dove si era da tempo trasferita. Straordinaria poetessa tutta da scoprire: se non la conoscete leggetela e sentirete il siku, la quena, il güiro degli Inti- Illimani, vedrete le sterminate praterie della Patagonia, respirerete l’aria rarefatta dei villaggi arroccati a 4000 metri tra le nuvole, seguendo il profilo delle Ande. Buon viaggio.



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