Canto dell’attesa

Canto dell’attesa

Lo scorrere del tempo nella continuazione della società. Nel silenzio mentre si sente la voce della poesia il rumore distante del movimento ricorda l’impegno dell’uomo che non può astenersi dal partecipare alla vita civile, così tra i versi emerge il ricordo delle azioni mai compiute (“Abbi cura del silenzio/ d’estate la memoria/ si adagia sui lati/ di una scelta mancata”). Il cambiamento è il segno inequivocabile dell’avvicendarsi delle stagioni, ma destabilizza l’esistenza e richiama a nuove difficoltà da affrontare nel dolore che piega le persone più deboli, dimenticate, incapaci di dare il loro contributo (“Il funambolo è caduto, in equilibrio/ tra i rami uguali su concessione/ della notte”). Il viandante diventa il simbolo delle persone sofferenti, anche lui come un poeta trova solo nella solitudine la sua dimensione, lontano dal vivere comune (“…era così poco/ rispetto alla solitudine/ ritrovata.”) Lo scorrere del tempo si manifesta anche in ogni forma della natura, come nel fiume che trasporta e trasforma i sassi (“Il fiume modella le pietre/ come il tempo/ con le membra.”) o nei semi più volte citati nelle liriche della raccolta come origine del lungo cammino della crescita della pianta (“…gli occhi non si staccano/ e nel seme già/ vedo la quercia.”). Ma è l’uomo l’unico essere vivente che attribuisce un significato al suo tempo, per creare una società civile organizzata volta a una sopravvivenza migliore (“Tutti/ sono andati oltre la collina/ hanno creduto di trovare/ la terra”)…

Malgrado sia ancora giovane, Luigi Finucci dimostra un’intensa attività letteraria. Ha al suo attivo varie raccolte di poesia, collabora con riviste e ha partecipato a interessanti iniziative culturali, come “Armonie della sera” rassegna in cui ha collaborato con Eugenio de Signoribus. Poeta malinconico e riflessivo condivide con il lettore pensieri ed emozioni tratti dal vivere quotidiano, attraverso uno stile complesso caratterizzato da una ricerca minuziosa nell’uso della parola e da una sintassi elaborata. Frequenti gli enjambement per dare alle liriche un ritmo marcato, che conduce a una prima lettura piacevole per l’accentuata musicalità dei versi, ma spesso insufficiente per comprendere la costruzione del testo e il messaggio di fondo. Nella sua riflessività l’autore elabora le immagini che si affacciano alla mente, scene da cui spesso emerge la sofferenza dell’uomo. Come l’islandese di Leopardi - perché l’influsso del poeta di Recanati nella raccolta è palese - Finucci non trova una soluzione al dolore di cui è spettatore e narratore, se non il richiamo all’unione degli intenti in una società civile fatta di partecipazione. Quando alla sofferenza si sostituiscono momenti di ritrovata serenità la malinconia non scompare, componente costante dell’animo del poeta. È allora che il contatto con la natura autentico e significativo alimenta la poesia di Finucci nella dimensione della solitudine, indispensabile per elaborare la propria sensibilità.



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