Canzoniere dell’assenza

Canzoniere dell’assenza

L’amore non conosce confini, barriere, limiti, definizioni inequivocabili, è un caleidoscopio dai mille riverberi, e infatti lo stesso poeta si ritrova a scrivere che “Non immaginavo che l’amore/ avesse il potere di sopravvivere anche dopo,/ dopo che il suo profilo abbandona le forme/ nella nebbia ormai grigia dell’ignoto… Non immaginavo che l’amore/ avesse il potere di vertigini nel morso di memorie,/ stregato dall’eterno sussurro,/ inciso nel cristallo del sogno…”. La memoria, invece, è un’onda che costantemente si infrange, che non cessa mai il suo moto, che dà vita: scrive Spagnuolo, che conosce e vagheggia l’erotismo, “Ricordo le tue mani delicate,/ diafane nel tocco della gioventù,/ una carezza che sfugge nel sussurro/ che mi opprime la mente ogni giorno/ e rimbalza segreti inconfessati…”. Così come non manca di dedicarsi all’evasione nel reale, unica speranza di salvezza e conoscenza: “Metto a giacere i riflessi perché non sono io/ l’ospite trasudato del tuo sogno… La realtà è un’immagine dalle sbavature imperfette/ e muove chiarori inaspettati…”. La giovinezza è il passato, che però rimane presente nella sua poetica: dice difatti “Ho dipinto un brivido e la memoria/ porta via gli inganni della gioventù… Il silenzio incide giorno dopo giorno/ il suo vuoto tra i ricordi/ che ingombrano il cervello”, e dunque ancora segna “sul calendario con matita a colori/ una data precisa per non dimenticare/ la stagione che ripete inganno,/ e ripiego smarrito in cerca di quel volto/ che l’attimo dissolve”…

L’amore è il sentimento più importante, il primo motore immobile da cui, come lava da un cratere, sgorga impetuosa la vita in ogni sua sfaccettatura, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, nel rimorso e nel rimpianto, nella speranza e nella ricerca. Il seno è la sensualità, il sesso, la dimensione carnale, concreta, tangibile della passione generatrice. Il segno è ciò che si oppone al tempo, all’erosione, la traccia che rimane, ciò che ci definisce, il punto da cui partire per esistere pienamente. Il sogno è il vagheggiamento di qualcosa che potrebbe essere e non è ancora stato, la percezione di un’assenza che però è assolutamente essenziale. La memoria è il tesoro da preservare, perché la dimenticanza cancella e condanna all’oblio. Sono questi i temi fondamentali, assieme ad altri, esposti con lessico piano, raffinato, denso, crepuscolare, variegato e simbolico, intorno a cui ruota questa filosofica raccolta poetica, e in generale l’arte, classica sin dal titolo, che non può non far sovvenire alla mente Petrarca e Saba, di Antonio Spagnuolo, classe 1931, di Napoli, che indaga l’animo umano nella sua complessità con magistrale perizia, inducendo alla riflessione.



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