Cloffete cloppete clocchete

Cloffete cloppete clocchete
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

“C’è una scuola grande come il mondo”, immagina Gianni Rodari, la cui poesia occhieggia tra le pagine di un libro di scuola degli anni Sessanta. Torniamo adesso tra i banchi, davanti la lavagna e la maestra, accanto le finestre e il mondo là fuori. E le poesie, quelle poesie, prima di essere mandate a memoria, cosa suggeriscono in segreto all’alunno? C’è il passero che per bere immerge la testolina tutta nella scodella dell’acqua in Umberto Saba e il “meriggiare pallido e assorto” in Eugenio Montale. La Romagna solatia di pascoliana memoria e la maremma toscana che Giosuè Carducci traversa “con occhi incerti tra il sorriso e il pianto”; c’è l'ombra e la memoria del padre nei versi di Alfonso Gatto; c’è la scuola che sa di gesso e le favole al rovescio, c’è la scuola vuota di Lina Schwartz dove solo il sommesso pigolìo d’uccello rompe il silenzio; c’è la chiesa, la chiesa di Maggio, ci sono le stagioni in campagna e i movimenti animali. Un petalo, una rosa per Emily Dickinson, e l’ode al carciofo per Pablo Neruda. La storia, quella risorgimentale e quella rovesciata brechtiana, c’è il richiamo alla memoria della Resistenza nei versi di Italo Calvino, per figli “che non sanno la storia di ieri”; c’è la guerra di Piero e i soldati come foglie d’autunno di Ungaretti. C’è una promessa d’impegno, dedicata a coloro che verranno: “Pensate a noi con indulgenza”…

Dopo aver pubblicato l’antologia dedicata alle poesie nei libri di scuola italiani degli anni Cinquanta (Che dice la pioggerellina di marzo?), Piero Manni cura adesso un nuovo capitolo: gli anni Sessanta. Nuovo quadro di tematiche a scandire i quadri della selezione: il paese natìo, l’ambiente e l’ecologia, la guerra e la storia, il “male di vivere” e il razzismo. Si alternano Pascoli e Brecht, Rodari e De André, Novaro e Edgar Lee Masters. Aldo Palazzeschi ne dà il ritmo con la sua fontana malata: cloffete cloppete, che è spasimo ed è vitalità. Gino e Michele introducono con entusiasmo da rivisitazione pop ciò che succedeva tra i banchi di scuola del tempo, Massimo Bray ne disegna il contesto e quella nervatura paradigmatica di riflessione, contestazione, rivoluzione e rovesciamento che tramite i poeti italiani e non si offriva all'attenzione dell’alunno lettore, in epoca di “mutato clima sociale e culturale”. Poesie/semi tra le ore sonnacchiose o rumorose d’una mattinata a scuola, prima di essere testi da mandare a memoria, prima di conformarsi al sistema di voto/giudizio/morale diffusa. Perché a ben guardare salta su un bel movimento vitale dallo zampillo di quella fontana malata, che forse qualche studente è riuscito a portarsi a casa da scuola, e a coltivarlo nel tempo: una scuola grande come il mondo, in cui l’invito di Rodari è netto e deciso: “Apri gli occhi!”.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER