Dīwān

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“Il Tuo spirito s’è mischiato col mio, / come il vino con l’acqua pura. / Se qualcosa Ti tocca, mi tocca: / Tu sei me, in ogni stato. […] il Tuo spirito s’è impastato con il mio, / come l’ambra con il muschio odoroso. / Se qualcosa Ti tocca, mi tocca: / non c’è più differenza, perché tu sei me”. Quello narrato nei versi del Dīwān è un intenso rapporto di devozione: “E qual è mai una terra così priva di Te / che Ti si debba cercare in cielo? / In pubblico li vedi che Ti guardano, / ma non Ti scorgono, perché sono ciechi”. Una fede talmente forte da essere paragonata a un rapporto d’amore. Nero su bianco, le parole del profeta arabo narrano i patimenti, le gioie, i dolori, lo smarrimento, la sicurezza tipici di un rapporto d’amore, e che sono comuni a tutti a prescindere dal dono della fede. “Ti fa posto il mio cuore tutto intero, / lì non c’è spazio per cosa creata. Tra la pelle e le ossa Ti trattengo, / che ne sarà mai di me se ti perdo?” […] “Nel mio occhio la Tua immagine, sulla mia bocca la Tua menzione, / nel mio cuor la Tua dimora: e dove mai sei assente?”…

Al-Hallāj, martire mistico dell’Islam e figura centrale del mondo arabo, nacque intorno all’857 d.C. Conosciuto come il “cardatore di segreti” inizia la sua predicazione in Iraq, dove si era trasferito con la famiglia, per poi spostarsi verso l’estremo Oriente. A renderlo famoso sono le Riwāyāt: sentenze brevissime attraverso le quali al-Hallāj si fa portavoce direttamente della parola di Dio; proprio questo aspetto, di estrema ispirazione divina, farà sì che gli vengano mosse le prime accuse di “imitazione del Corano”, che poi lo porteranno a essere condannato al martirio, avvenuto all’incirca nel 922. Molti sono gli aspetti che rendono la figura di al-Hallāj simile al Cristo: non solo la tipologia di martirio ma anche la sorte delle loro predicazioni. Le autorità arabe, infatti, tentarono di distruggere completamente qualsiasi traccia della predicazione del “cardatore di segreti” ma l’insegnamento di questi era stato così sconvolgente che le sue massime vennero custodite gelosamente dai suoi discepoli che le tramandarono e, successivamente, ricominciarono a trasmetterli in forma scritta per evitare che l’oblio avesse il sopravvento. Per la prima volta presentato a un pubblico italiano nella sua interezza, il Dīwān (Canzoniere) raccoglie tutti gli insegnamenti al-Hallāj e permette al lettore italiano di conoscere questa figura e di apprezzare – contemporaneamente – quella che è la poesia mistica araba, ancora parzialmente sconosciuta al grande pubblico italiano.

 


 

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