Dio del cemento

Dio del cemento

Il mondo è un reticolo di cementificazione lungo il quale si allungano le ombre spettrali di uomini ormai privi di coordinate. Il poeta, da par suo, è in preda a sentimenti primari quali l’angoscia e la rabbia, alla ricerca di una ragione plausibile e non la trova. Irrequiete riflessioni si abbattono allora sui versi, cercando a caso un capro espiatorio e scaricando l’esplosione nella poesia: “Invece che provare a toccare/ il cielo con un dito/ sarebbe ora di capire/ chi ci sta/ dietro/ al dito./ È più facile sputare in terra/ che pensare al domani./ Io mi annego da me/ solo che/ dovete riempire di più/ i mari”. L’irrequietudine, il malessere sociale, la disperazione affiorano nei modi di un’urgenza trattenuta a stento in un contesto troppo duro per qualsiasi dolcezza: Un ragazzo oggi mi ha detto, per strada/ fa freddo/ gli ho risposto/ non è il freddo/ è la vita”. Sull’orlo di una crisi di nervi, quando ormai sembra che non abbia più voglia di correre e affermare i propri desideri, disperde un coacervo di vaga e indefinibile insofferenza per l’incerta speranza di un possibile riscontro: E m’adombro nel ciarpame ossuto/ di queste virgole di vissuto/ tra l’inspirato e lo sfiato/ tra l’avvinghiato e il dato/ e la camurrìa dell’umano concepire”…

Alessandro Pedretta, classe 1975, non manca di personalità e di rigurgitante vena poetica. L’incessante intingere la penna nella materia dei sobbalzi umorali, per deporla di scatto sulle pagine, percorre anche questa nuova raccolta. Il libro è composto da un breve ma incisivo corpus di componimenti aggrumati uno di seguito all’altro, come a volersi lasciare deflagrare in una successione quasi poematica. Ciò che l’autore ci restituisce non fissa alcun punto di riferimento per il lettore e forse neppure per se stesso, poiché il senso del dramma che si sta inesorabilmente consumando si è coagulato in un altrove ignoto e sta a noi immaginare il prima e il dopo. Ma la deliberata immediatezza del dettato sta li a dimostrarci che Pedretta non vuole affatto portare lontano dalla realtà. Di realtà nei suoi componimenti se ne trova molta, registrata direttamente, rievocata da un crudo realismo e da un linguaggio a tinte forte. Dio del cemento non è una ballata pazza, ma una chiamata alle armi contro la follia. Non è una profezia cupa, ma un rantolo di dolore rivolto a ogni lettore, perché ci sono ancora passi da compiere prima che sia davvero troppo tardi.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER