Fiori d’asfalto ed altre solitudini

Fiori d’asfalto ed altre solitudini
Pioggia e lampi di una solitudine esistenziale scandita da rimpianti e dolore, amarezza e spazi urlanti di silenzio. Lo smarrimento dell’io che, con i suoi interrogativi desolati, cerca riparo e conforto lungo la riga luminosa della poesia. Un’opprimente atmosfera di malinconia irriducibile tiene sopita nel cuore la lacerante drammaticità di fantasie perdenti e di immagini grigie: “Sembra che il silenzio si sia rifugiato tutto in questa stanza/ e mi opprime con la sua nevrosi/ cerco altri luoghi/ rimbalzo tra pareti che mi lasciano scivolare oltre l’attesa/ raccolgo ombre sulla soglia di porte chiuse”. Dalle pagine grondano stille che esprimono il progressivo sfumare e dissolversi del nulla della realtà, che evocano la stretta finale in cui precipita la lenta e penosa consunzione di una sensibilità acutissima, sempre dolorosamente tesa e insieme incapace di legare il proprio destino a quella di un ambito urbano nel quale ci si imbatte in “passi d’asfalto e scatti turno diesel/ odore di pietra e polvere/ strade senza memoria e muri che tacciono// “treni e fari lanciati contro vento”, suggello poetico dell’attesa del mancato conseguimento di una felicità che pure non dovrebbe essere impossibile…

Fiori d’asfalto ed altre solitudini è la breve raccolta poetica d’esordio di Allan Corsaro, nom de plume dietro cui si allunga l’ombra di un’identità sconsolata e solitaria che sembra voler estirpare le radici che lo immobilizzano alla propria prigione esistenziale seguendo la traccia dei versi. Niente è fatuo e leggero. Dietro alla scansione di ogni parola, il lettore percepisce la netta pregnanza delle pulsioni che la intridono e la muovono: l’illusione, il dolore, la rassegnazione, l’infelicità. Allan Corsaro non è mai convenzionale: la sua poetica si dispiega tutta tra il miele e il fiele di sentimenti tanto intensamente agognati, quanto rimasti dolorosamente inappagati. Non c’è ribellione alla tragedia, né sfrenata e risentita efflorescenza verbale. E pur tuttavia l’accumulo di sensazioni distribuite tra memoria e attesa, proprio là dove la scrittura poetica ha il suo nucleo più intenso, concorre alla chiamata di esperienze assenti, possibili ma irrealizzate. Note essenziali della sua lirica sono la brevità e la fermezza del segno, con le quali l’economia estremamente rigorosa della parola, riesce a definire un vivo senso della solitudine. La necessità di uscire è lì che scalpita, ma dovrà attendere un lento decorso di rancore e di impotenza che resterà impresso nella nostra memoria come un sigillo che porteremo a lungo dentro di noi.

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