Frammenti di un odioso discorso

Frammenti di un odioso discorso

Quando il riconoscimento delle sensazioni e delle idee messe in circolazione attraverso la poesia si fa ripetitivo, il suo effetto non solo perde incisività nel lettore, ma rischia di non dire la complessità lacerata e lacerante con cui l’autore non riesce più a venire a patti. Da qui l’esigenza di portare al limite estremo la trasposizione del segno, abbandonando ogni elemento di coscienza al di fuori del campo compositivo “Non sono quello / che dico di essere / nemmeno ci credo / vuoi la verità? / d’accordo / eccola / sono il frammento / di un odioso discorso”. Benché sconsolato il poeta non desiste dall’inclinazione a esternare i propri sentimenti. In tal modo l’allusione diretta alle esperienze e ai sentimenti personali, dettati da una improrogabile necessità di condivisione : “non so stare senza la fatica / di voler dire / se non scrivo non esisto / vivo nelle poesie / muoio nei drammi”, evidenzia il tratto più significato di una poetica che lascia amari sapori di fugacità, la sincerità di una percezione tormentata in cui la tinta cupa del tramonto ha ormai avuto la meglio sul bagliore della speranza del giorno: “ con me parole in solitudine / le accompagno ad altre / all’altare di un matrimonio / libero di sciogliersi in ogni momento / il senso divorato / fino alle ossa”…

Le vicende della poesia contemporanea sono segnate dalla ricerca di ripiegamenti malinconici e di acuti strappi. Un caso esemplare è costituito dal germanista Paolo Grugni, che è nato a Milano nel 1962 ma risiede a Berlino e pubblica la sua prima raccolta poetica dopo aver già dato alle stampe ben otto romanzi. Nel sistema arterioso dell’autore corre una vena caustica che spoglia il mondo delle sue tinte consolatorie. I testi danno conto di un muoversi tra sperimentalismo e ortodossia che rivela il carattere critico e parodistico del suo porsi rispetto alla pletora di sillogi orientate a una versificazione ripetitiva che Grugni sembra qui voler sbeffeggiare. Alla base di questa sua prima esperienza poetica agiscono l’intento di voler beffeggiare tale tendenza e insieme una forma di distacco ironico dalle cose, cui ogni suo pensiero critico riconduce. Ovunque nei testi impazza il sarcasmo disincantato con cui egli materializza, in un rigurgito di sconforto, frastagliati elementi di un “discorso odioso” con cui esprime il senso di una libertà espressiva incurante della coerenza stilistica. Per evitare l’omologazione Grugni compone versi che sembrano voler compromettere il valore e la purezza del linguaggio poetico e di una riflessione benpensante. L’impressione è che lo faccia per agganciarsi alla trivialità del quotidiano e denunciare un’aura senza ormai più estetica.



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