Frammenti lirici greci

Frammenti lirici greci

Tale infatti la passione d’amore nello spirito avvolta da una gran tenebra versò sugli occhi , l’anima molle rubando dal petto… O Muse dell’Olimpo, la melodia del canto nell’animo mi coglie; vorrei che s’ascoltassero la voce e pur lo strepito delle vergini che intonano il bel carme, quando la voglia che a venire a gara mi spinge dissiperà dagli occhi il dolce sonno… La Musa non soltanto fa gustare senza sforzo il presente, ma arriva a toccare ciò che è perduto. Non mi dà pace non appena un flauto dai suoni variegati e dal bel timbro inizia a modulare soavi melodie… Si è immersa con le Pleiadi la luna, è mezzanotte, passa la stagione ed io ghiaccio da sola… Mi raggiunge qui Eros dai capelli d’oro con una palla volteggiante e mi trascina a giocare insieme a una ragazza dai sandali screziati. Lei però, che è di Lesbo ben fondata, il mio crine disdegna perché è bianco per un altro dischiude le labbra… Languido nello sguardo, gli occhi colori del mare, Eros ancora in reti senza fine a Cipride mi spinge con malie d’ogni sorta. Ho terrore, certo, se m’avvicina, come cavallo che sopporta il giogo e che riporta il premio, vicino alla vecchiaia, controvoglia, che scende a gara coi carri veloci…

A poco tempo di distanza dall’assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan il maestro Emiliano Randazzo, direttore stabile dell’orchestra Sinfonica Stanislao Falchi di Terni e del Coro F.M. Saraceni di “Sapienza” – Università di Roma, propone la traduzione di gemme della lirica della Grecia, raccogliendo il guanto della sfida di restituire l’intima musicalità al verso della lirica arcaica. L’esito è una traduzione che di per sé è una profonda operazione intellettuale che si affaccia direttamente sui grandi snodi teorici dell’estetica contemporanea, non ultimo quello della pregnanza dei “fatti acustici”, una performance intellettuale paragonabile ai mistici gesti aerei dell’immenso Carlo Maria Giulini, impegnato a catturare con la sua bacchetta di magnifico direttore d’orchestra i segreti dell’esecuzione nell’invisibilità dello spazio. Ma quei vuoti, inseguiti anche dalla traduzione di Randazzo, guardano al sogno di Nietzsche de La nascita della tragedia, dove Apollo e Dioniso si abbracciano nel matrimonio indissolubile fra poesia e musica e (ci permettiamo di aggiungere) non stonerebbero con il semiserio divertissement di Manlio Sgalambro dal titolo Teoria della canzone.



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