I sentieri di giada del poeta errante

I sentieri di giada del poeta errante

La presenza di dodici haiku e un tanka giustifica il titolo poco “occidentale” della raccolta. La contemplazione della natura e l’indole un poco randagia o da flâneur dell’haijin si estendono anche al poeta “tradizionale”: “Quei fiori gialli/ di cui son piene/le campagne…”, “ti avrei fermata/ nella nebbia…”, “…dimmi dei tuoi viaggi…”, Lotta per viaggi/nuovi…”, “Ti ho vista camminare/ fin dentro l’Amore…”, solo per citare alcuni esempi. Nell’alternanza di haiku, poesie, poesie brevi e brani di prosa si viaggia nello spazio e nel tempo: lo spazio come stralci di paesaggio, innevati o primaverili, come cosmo e le sue luci, ma anche come spazio interiore di riflessione e approfondimento; il tempo come sezioni della giornata (giorno, sera, notte) e come andamento cronologico (anni, giorni, declinazione delle ore). Una menzione a parte meritano le poesie sul Natale, con “gli alberi adorni” e la neve, citato non tanto, pare, come ricorrenza religiosa ma come senso di nascita, come legame con la madre: “Natale era la neve/ il braccio materno/ schivo e aperto/sull’infinito”. “Beato l’uomo/ che assaggia il cielo” ci porta alla contrapposizione tra infinito e finito, tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, con la primordiale estasi di fronte al trascendente, in una terra di mezzo dove l’Amore è il motore e il tranquillante (“Costruisci/ il ricordo da lasciare/ partendo dall’Amore/ che muove gli astri”, come già scrisse qualcuno molti secoli fa) ma anche come pulsione erotica: “…io saprei/ vedere/ i tuoi capezzoli/ penetrare lingua e cuore/ ancora attoniti”…

Carlo Bramanti, siciliano di Augusta, è soprattutto un “haijin”, un compositore di haiku e tanka, brevissime poesie giapponesi con uno schema sillabico e un contenuto dalle regole molto rigide, per i quali ha meritato molti importanti riconoscimenti (tra tutti, il secondo posto al concorso nazionale di Cascina Macondo, un’ associazione culturale molto attiva sul territorio italiano). In questa sua opera troviamo, come già detto in precedenza, dodici haiku e un tanka, perfetti sotto tutti i punti di vista. Ma Bramanti è poeta a tutto tondo, dotato non solo di una grande capacità di sintesi (molto interessanti e emotive le sue poesie brevi) ma anche di una buona disposizione a versi di maggiore estensione. Delicatezza, eros pulito e accattivante, la ripetizione quasi mantrica di parole come neve, amore, Natale, una costante presenza di elementi naturali sono i tratti salienti della sua cifra. I pochi brani in prosa che appaiono qua e là nella raccolta e che sono riflessioni o brevi storie con una morale, non hanno la capacità espressiva della maggioranza dei testi poetici e fanno scendere il grafico verso il basso, con una caduta di registro inefficace perché appunto di scarso impatto. Ciononostante la lettura complessiva non ne risente in maniera sostanziale e la bellezza di molti versi riempie la fame del lettore. Un piccolo presente: “Credo che nessuno muoia/ credo che l’anima in realtà/ divenga un’ombra/ e al culmine del suo vagare/ si adagi ai piedi/ d’un fiore non visto”.



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