I soldi

I soldi
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“I soldi sono il valore sublime”, un valore a cui tutti possono fare riferimento e sulla base del quale ogni azione si ascrive senza dubbio nella lista delle cose buone o di quelle cattive. Sulla metropolitana, con un biglietto pagato e timbrato, una persona qualunque diventa una persona onesta e in regola, libera dalla paura del controllo e del giudizio. I soldi trasformano tutto. Salvano i figli, la moglie, la casa, la salute, la pelle. I soldi salvano la felicità. È bello, grazie ai soldi, potersi comprare un paio di scarpe, o un caffé, o un biglietto della metro, qualcosa di prezioso che ci somiglia, “è bello consolidarsi in quello che si è”, dire la propria identità nel mondo ad alta voce. In quel mondo che è innervato fino all′ultima fibra dai soldi. Una volta compreso questo – non capito, compreso – sarà chiaro a tutti che sono i soldi a dare la dignità, non il proprio volto, non le parole: i soldi. Perché il valore dei soldi è sublime e universale, molto al di sopra del valore dei comportamenti. E delle leggi. La credibilità è credito: “gli altri valori non hanno più corso” quando il valore più forte è quello dei soldi. Ci sono molte possibilità di procurarseli, di mettersi in tasca l′unico valore che conta: la complessità del giusto o sbagliato, la tortura morale, è allontanata per sempre…

Pubblicato per la prima volta nel 1999, poi inserito nella raccolta Écrits poétiques nel 2008, L′Argent – questo il titolo originale – viene finalmente tradotto in italiano. Finalmente, perché di Tarkos si parla in Italia da parecchi anni, tra coloro che si interessano di poesia contemporanea. Nato nel 1963 e prematuramente scomparso nel 2004, Tarkos inizia a lavorare a partire da ciò che rimaneva della poesia sperimentale degli anni ’60/’70. Quindi il superamento dell′istituzione metrica è già acquisito, così come l′abbandono di una netta divisione tra poesia e prosa. L′operazione nuova che Tarkos sperimenta, insieme ad altri scrittori francesi suoi contemporanei, non è tanto il superamento delle forme tradizionali, già avvenuto, e nemmeno lo spostamento dell′attenzione dal mondo interiore a quello degli oggetti, seppur presente (a tale proposito, nella scheda che l′editore dedica a quest′opera, in un′interessante indagine sulle occorrenze delle parole nel testo, si apprende che il termine “soldi” compare 303 volte). Tarkos sembra essere interessato in primo luogo alla parola, anzi alla voce, non come espressione del proprio pensiero, ma come enunciazione: la parola raccolta nel quotidiano, negli scambi più banali. Questa è la pâte-mot, come la chiama lui stesso, di cui siamo fatti. Ci piaccia oppure no. La dimensione performativa e improvvisativa della sua poesia, che nel testo stampato resta necessariamente fuori, toglie una parte importante all′esperienza.



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