Il cielo leggero

Il cielo leggero
In quella Recanati che fu l’antico borgo dove Giacomo Leopardi ebbe a distinguersi con opere memorabili, il destino ha voluto che Norma Stramucci avesse non casuali natali. L’arcana influenza dei sublimi lasciti letterari e dell’evocativo colle dell’infinito sembra infatti resistere, misteriosa, alle fondamenta di un esercizio creativo ricco peraltro di innumerevoli ed autentiche suggestioni. D’acchitto la linearità stilistica del verso, che caratterizza con sobrietà e nitidezza le sue composizioni, sembrerebbe funzionale ad un’immediata fruizione dei testi. Ma non inganni l’apparente felicità di approccio riscontrabile in questa raccolta di poesie. La capacità con cui Norma Stramucci riesce a tradurre in versi la quotidianità ricorrente di un universo domestico denota - ben al contrario - un sapido esercizio espressivo, che è un’intelligente combinazione di uno stile aperto con soggetti intimi e cari. Non è azzardato affermare dunque che l’autrice sperimenta qui una variante migliorativa al genere intimistico della poesia florido di consistenti simboli evocativi, mostrando un’inesauribile ricchezza di prospettive, ritmi, sensazioni: “Gramigna alle gambe mi cresce/ e in pigre radici m’inchioda/ al calvario del labirinto/ impedendomi addirittura/ -io vittima gracile e inerme/ di Minosse che sempre ha fame-/ il tragitto per indagare/ su di una qualunque/ possibile via per uscire.” (Noia 1 pag. 24). L’immaginario del lettore ha modo di apprezzare una poetica intrisa di scene di vita quotidiana, il guardarsi attorno nell’appartamento come tenendovi un diario : “Giù di sotto una caterva di panni/ mi invoca perché vuole/ che la vada a stirare./ La voce antipatica/ di un dovere mi stacca/ dall’Autunno di U. Saba/ e mi dico –Che schianto/ amica mia,per un poeta donna/ il lavoro di casa.” (Lavori di casa 3 pag. 109); l’emozione dinanzi alla semplicità : “-Che schifo mamma-. Mi dici ma vuoi/ la spugna e il detergente/ per pulire il bidè/ e ti sembra così,/ col tuo sapone che finisce in mare,/ di dare una lavata a tutti i pesci.” (Lavori di casa 2 pag. 108); ma anche di un senso di intimità, di purezza artistica, di chiarezza nei messaggi, che favoriscono l’approfondimento esegetico di un’opera densa di riferimenti dissimulati...
Quietamente allarmate, le poesie di Norma Stramucci sono variate nell’ossimoro : un luogo di avventure spirituali e di presenza fisica, di giornate trascorse senza ricordo di sé, che pur tuttavia riportano all’accaduto, alla ricerca del senso di quanto è già trascorso, al di là del quale c’è comunque la poesia. “Guardami amore nel fondo dell’occhio/ come rifrange il suo ricordo./ Fulgida, immacolata veste,/ prendimi dall’armadio. Quella/ dagli intarsi di luna. E non dirmi dei buchi/ che trasudano tarme.” (pag. 23) Una naturale intonazione musicale sostiene la formula compositiva della sua scrittura poetica e si distende nella puntuale scansione del verso. Con corrispettiva maestria e sensibilità Paola Ciarlantini - musicologa, compositrice e docente di Letteratura Poetica e Drammatica - ricava dalla sequenza poetica partiture musicali riportate all’interno del libro. Perché Il cielo leggero ci dice che tra poesia e musica, nonostante il prisma delle loro indubbie differenze, corre un legame fittamente intrecciato, come un filo amoroso che annoda gli oggetti, i sentimenti ed i segni di un paesaggio. Parole e note pulsano all’unisono e sollevano le apparenze della consuetudine giornaliera per rivelare la vita. E la surrealtà è ad un solo passo, accordata e come piegata alla riproduzione di esperienze vere, o immaginate come tali.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER