Il cuore in libertà

Il cuore in libertà
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“Ciascun istante d’estasi / Ci costa di tortura / Medesima misura / Intensa e spasimante”. Qual era lo sguardo di Emily sul mondo, chiusa com’era nelle sue stanze? Sorpresa! Era esattamente come quello di chi lo guardava da fuori. Ma nemmeno. “Uno scoiattolo forse rimane - / A condividere il mio sentimento - / Dammi, o Signore, una mente di sole - / Che sostenga il tuo volere di vento!” Era di più, molto di più. Lo sguardo di Emily rivolto alla natura, alle nebbie, alla neve, a “certi mattini che incidono”, quando “il poeta deve / Cantare certi giorni di prosa”, è più profondo, più intenso, più vivido, di quello di chi osserva soltanto con gli occhi. Come faceva, come poteva “vedere” così a fondo, come riusciva a trasfigurare ogni immagine reale e a renderla così vera e pur magica ad un tempo? “L’acqua ve l’insegna la sete / La terra i mari senza mete / La gioia l’ansia greve / La pace le guerresche glorie / L’amore impronte di memorie / Gli uccelli la neve”. Ecco, Emily, prestaci i tuoi occhi mentre leggiamo i tuoi versi, perché anche chi scorre emozioni tra le tue parole possa dirti: “Fammi un ritratto del sole - / Che lo appenda dove dormo - / E mi sembri di scaldarmi / Se per altri ha fine il giorno”. Scopriremo - noi che anche lo sappiamo bene ma non avremmo mai saputo dirlo così – che “Il dolore è un topo - / E fa nel tavolato d’ogni petto / Il suo timido tetto - / Cacciarlo non si può”. Scopriremo che “Ampi sono i piaceri del vento” e che tra i suoi compiti c’è anche “annunciare la libertà” e che per questo tu lo amavi tanto: ecco, ci erano mancate sempre le parole per esprimere lo stesso amore. Continua a donarci lo stupore dei tuoi occhi e del cuore, Emily, continua a parlarci dalle pieghe del tempo, e noi continueremo ad amarti. E a provare ad amare il mondo come lo vedevi tu: “La terra ha molte note. / Dove melodia non hai / Nessuno ci è arrivato mai / Il bello è di natura dote. / Ma a me che sono testimone / Del bello in cielo e in mare / Dell’elegia mi pare / Il grillo perfezione”…

Serve un poeta per tradurre un poeta? Chissà, forse non è poi assolutamente necessario, ma certo quando succede il risultato è qualcosa di sorprendente. Se poi il poeta che vi si cimenta è un profondo conoscitore dell’autore che ha scelto di tradurre e un “teorico” della traduzione, un po’ per mestiere e tanto per passione, allora al lettore, che magari conosce il poeta tradotto attraverso prestigiose edizioni, è davvero riservata una sorpresa. Nicola Gardini, uno dei più stimati studiosi e traduttori di poesia (ha tradotto, tra gli altri, Woolf, Auden, Simic), professore di Letteratura Italiana all’Università di Oxford, egli stesso poeta e scrittore, sceglie e traduce per la collana Salani Poesie per giovani innamorati 45 delle 1775 poesie di Emily Dickinson, la poetessa nata nel 1830 ad Amherst, Massachusetts, nel cuore dell’America puritana, da famiglia aristocratica e colta. Suo nonno aveva fondato l’Amherst College, suo padre ricoprì importanti funzioni nello stesso Istituto e in ambito politico sociale. In casa Emily poté godere di un’ottima istruzione grazie alla ricca biblioteca paterna, anche se non compì studi regolari riservati soltanto al fratello. Come è noto, all’età di ventitré anni Emily scelse di ritirarsi nelle sue stanze al piano superiore della casa paterna e da allora ebbe poche, benché intense, frequentazioni con persone al di fuori dei familiari. Forse fu a causa di alcuni disturbi nervosi, forse per quelli agli occhi, o come sostiene il curatore per sottrarsi agli sgraditi obblighi sociali, ancora oggi ci si interroga sulle ragioni di questa scelta; qualcuno è giunto ad affermare che soffrisse di una forma di agorafobia e/o attacchi di panico. E tuttavia, quale che siano le ragioni di questa scelta drastica, il paradosso è che questa reclusione le ha donato uno sguardo sorprendentemente ampio; lei sembra guardare ad ogni cosa, ad ogni piccolo elemento naturale con una luce nuova che illumina il reale e lo trasfigura; per lei ogni cosa si fa poesia e occasione di poesia. Nicola Gardini mostra particolare attenzione e sensibilità al ritmo che nella poesia di Dickinson è originale, inconsueto e fondamentale insieme all’uso delle rime, e con una traduzione fresca e moderna – che appunto risulterà gradita i lettori più giovani – ne sa evidenziare anche la preziosità data dai dettagli, gli ossimori, le profondità, la leggerezza, l’irruenza, la delicatezza, tutti risvolti e note sue proprie. Gardini è un innamorato della parola e questo emerge con evidenza nel suo lavoro; ha detto in una intervista: “In tutto il mio lavoro agisce la fiducia nelle forze e nella dignità delle parole”. E proprio a proposito di Dickinson aggiunge: “Una parola non è mai un lemma di dizionario, ma spunta da un suolo di sensi intrecciati. Occorre scoprire le parentele tra le parole, e traducendo lasciarsi guidare dalla consapevolezza di queste parentele. Daisy in Dickinson non vuol dire solo pratolina, margherita di campo, come dice il dizionario: ma è simbolo di umiltà, di mortalità, di bellezza”. A corredo del volumetto, poi, un breve ma utile apparato critico e bibliografico, sempre a cura del traduttore. In vita Emily Dickinson pubblicò soltanto sette poesie, le altre uscirono postume dopo che sua sorella le scoprì in un fascicoletto. Solo nel 1955 furono raccolte in una edizione completa. A questa piccola antologia – dedicata all’amicizia e al ricordo della scrittrice ed esperta di giardini Pia Pera scomparsa prematuramente – Gardini ha dato un titolo preso da un verso del componimento 384, quello che recita “Per me non c’è tortura / ho il cuore in libertà”. Assolutamente libera Emily, tra i muri di una stanza senza pareti (per parafrasare una canzone assai nota), a parlarci dalla sua esistenza ossimorica con la sua voce chiara e seducente, con la sua anima forte e delicata e con il suo sguardo chiaro e colmo di stupore, attraverso il tempo, attraverso le parole di chi prova ad avvicinarci a lei, attraverso emozioni che non tramontano e ce la fanno amare sempre.



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