Il suono per obbedienza

Il suono per obbedienza

Una naturale intonazione musicale sostiene la formula compositiva della scrittura poetica presente nei testi ivi raccolti e si distende nella puntuale scansione del verso. Con competenza e sensibilità, l’autrice ricava qui dalle vicende umane e dalle partiture musicali di suonatori di musica jazz, blues, fusion, funky e rock del valore di John Coltrane, Miles Davis, Herbie Hancock, Chet Baker, Charlie Parker Jr. Billy Holiday, Claudio Fasoli spunti di corrispondenze poetiche: “Convivere in due mondi ci apre/ alla presenza del suono: l’unico/ canale che permane, predispone e ci lascia andare.” Perché tra poesia e musica, nonostante il prisma delle loro indubbie differenze, corre un legame fittamente intrecciato, come un filo amoroso che annoda gli oggetti, i sentimenti e i segni di un paesaggio. Parole e note pulsano all’unisono e sollevano le apparenze della consuetudine umana per rivelare la vita. E la surrealtà è ad un solo passo, accordata e come piegata alla riproduzione di esperienze vere, o immaginate come tali: “Cresce così il canto e la lacrima/ quando all’inizio abbiamo il dubbio/ gentile burrasca del ‘qui c’è il rigo’/ accanto alla tromba si parla, si frana”…

Non che siano molti i poeti, anche se forse i veri poeti sono nascosti nel gran frastuono che fanno ormai i social network, ma certo sono una ben nutrita schiera i versificatori. Tuttavia non possiamo trascurare che in mezzo a loro vi siamo spesso anche veri, autentici poeti. Rita Pacilio, per esempio, è molto nota nell’ambiente letterario e merita costantemente di essere letta, per la lunga sequenza di raccolte pubblicate e per i favorevoli riscontri di pubblico e di critica di volta in volta ottenuti. Ora esce questo suo nuovo libro in cui sperimenta una variante al genere intimistico, mostrando una nuova pregevole ricchezza di prospettive, di ritmi e di sensazioni florida di consistenti simboli evocativi. Quietamente intonate dalla consueta vena lirica, le composizioni dell’autrice di Benevento si confrontano con i musicisti e costruiscono un luogo di avventure spirituali e di presenza fisica, di giornate trascorse senza ricordo di sé, che pur tuttavia riportano all’accaduto, alla ricerca del senso di quanto è già trascorso, al di là del quale c’è comunque la poesia. Molta fortuna auspichiamo a questa breve silloge che risulterà molto apprezzata dai cultori tanto della poesia quanto della musica.



 

 

 

 
 
 
 

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