Infinita fine

Infinita fine

Nella routine l’uomo finisce per credere che le sue giornate debbano essere necessariamente tutte uguali, scandite da inutili rituali come l’attesa dei giorni di festa o l’abitudine di regalare fiori al vicino quando ci si trasferisce. L’eroismo rivendicato dalla massa rappresenta solo un’illusione, il poeta si chiede “…se è solo l’immaginazione/ che nutre il nostro eroismo,/ la nostra avventura?” e riserva una nota di ammirazione per i disperati, ne esalta il coraggio. Nell’ossessiva ricerca della vittoria chi trionfa grazie ai suoi privilegi subito dopo può essere abbattuto da uno sguardo del vinto, “…e i nemici tante volte vinti/ tornano/ e circondando il vincitore…”. Per evitare il dolore e l’illusione si può fuggire lontano dalla società, l’intento è riscoprire un contatto autentico con la natura, un profondo rispetto che spinge a seguire persino la forma del terreno, “…non abbiamo modificato nulla del suo (il terreno) profilo”. Inutile correre per avere un ruolo importante, lo scorrere del tempo è inesorabile, ci spinge in avanti come foglie incalzate dal vento per poi superarci consumando l’esistenza, “…inseguiti dai mesi,/ che ci spingono, quelli aggressivi,/ e poi tutti ci superano velocemente,/ volano”. Solo la natura in passato ha potuto punire la malvagità e l’avidità. L’attaccamento indiscusso ai beni materiali è sempre stato un carattere che contraddistingue l’uomo e si manifesta nei momenti di piacere, come durante un banchetto dove l’interesse per il cibo finisce per annullare ogni forma di personalità. Solo Dio porrà fine al materialismo di una società fondata sull’apparenza, ingannevole e ingannata fin nei rapporti più semplici ed essenziali “Più lei fa la bambina/ più lui è pronto a donarle la vita”. La divinità recupera il suo ruolo salvifico solo se si pensa alla possibilità che la bellezza intorno a noi non abbia un creatore, ma sia determinata dalla casualità, una visione lontana dalla mentalità comune…

L’infinita fine che Viviani descrive nei suoi versi riguarda un atteggiamento negativo nei confronti della vita. Con uno stile lirico dove le frequenti rime e le anafore donano alla scrittura poetica una spiccata musicalità, l’autore dipinge la natura umana negli aspetti che non lo soddisfano, contrapponendola a un io originario che cerca un contatto immediato e sincero con il creato e con Dio. Quella del poeta senese è una divinità cosmica che non chiede all’uomo una fede cieca e assoluta, ma è fonte di ispirazione per comprendere gli errori morali e intraprendere un cammino di riscoperta della propria autenticità. Il linguaggio, privo di inutili ricercatezze lessicali, nella sua immediatezza si adatta a componimenti che nella maggior parte dei casi ricordano aforismi atti a manifestare verità universali. Infinita fine è una delle fatiche letterarie più recenti di Cesare Viviani, uscita nel 2012, quattro anni prima di Osare dire, che è la sua ultima raccolta. Le due sillogi hanno in comune la necessità di puntare l’indice contro la decadenza culturale, farla conoscere al lettore e cercare da quest’ultimo condivisione. Sono opere pienamente mature, che seguano le raccolte con cui l’autore si è fatto conoscere dal pubblico e dalla critica. Secondo lo studioso Alberto Bertoni, che alcuni anni fa ha presentato Viviani al Poesia Festival di Modena, nell’evoluzione stilistica del poeta senese Infinita fine si ricollega e porta a compimento una lunga riflessione sul destino dell’uomo e del creato iniziata nel 2000 con Silenzio dell’Universo e successivamente sviluppata nel 2005 con La forma della vita e nel 2009 con Credere all’infinito. Il riferimento essenziale è a Giacomo Leopardi, che come Viviani assegna alla riscoperta della vera essenza della natura un ruolo centrale nel destino umano.



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