Installazioni

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È questa un’antologia poetica anomala, che si apre con la stessa curiosa perplessità con cui varcheremmo l’ingresso di una galleria d’arte in cui sono ospitate le opere di un’artista sconosciuta. Ogni pagina diviene spazio espositivo in cui ci vengono presentate installazioni realizzate con materia linguistica. Sono strutture poetiche aperte e libere di ramificare in direzioni imprevedibili, osservate nel loro assumere consistenza al flusso lento e spontaneo di un breve fiume di parole che tutto raccoglie lungo il tragitto e restituisce in una forma nuova: “la ricomposizione è di umore creativo/ si serve di un congegno smembrabile/ per ridisporre ciò che è disponibile”, “slaccia cerniere per agganci/ o abbottonamenti intricati/ che ricrescono fra ingorghi di capelli”. Portatrici di fantasie poliedriche, queste istallazioni poetiche non spiccano alcun salto verso la mera ricerca linguistica, ma si collocano nel bisogno di riflessione, interrogarsi fino all’estenuazione di un segno che intrecci nel “filare aspro delle polifonie” anche “l’ovvietà che ci include. Perché “se la parola ci attinge stiamo da lei senza condizioni” e “il cerchio della sua stigmate produrrà un quadro perfetto”…

Per un autore che intenda operare in un ambito letterario affollatissimo di voci monocordi dai temi sovente fin troppo assonanti, lo sviluppo complesso e multiforme del linguaggio poetico mediante la combinazione di concatenazioni sintattiche costituiscono un mezzo di inversione del segno che non può che suscitare un conveniente riscontro da parte del lettore. A dare linfa vitale a Installazioni della cremonese Carla Paolini, infatti, non è l’intento di trasporre in versi l’emergenza espressiva di una tensione interiore e di udire la sua voce rifrangersi sulla pagina. Bensì quello di addentrarsi in un libero territorio dell’articolazione poetica in grado di dare ai testi una rilevanza scultorea multiforme ed enigmatica. Mettendo in campo doti creative e intellettuali con atteggiamento sperimentale, sfrutta potenzialità artistiche che sembrano venire anche da altre sfere sensoriali da cui sorgono forme estranee alla retorica del già letto e troppe volte rappresentato. Carica la materia poetica di una sorprendente energia autogenerativa e la rinnova in una forma pensabile di pienezza espressiva che costituisce, a ben vedere, l’antidoto sofisticato di una poetessa ardita e irriverente contro la noia della ripetizione e della formalizzazione dell’arte.

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