Isola sono diventata

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L’amore, la vita, la morte, il senso disperato della percezione della fine, dell’attesa, del contrasto con l’Altro che in più di un’occasione si manifesta come qualcuno che non intende, in verità, instaurare un vero e proprio dialogo con chi lo circonda, il delicato incanto della nostalgia, della malinconia, il ricordo del passato, inesorabilmente trascorso ma che non cessa di influenzare l’esistenza, perché ne è il fondamentale sostrato: “Amo i morti/ Che mi parlano/ Ancora/ Alle prime ore/ Del mattino/ Amo i morti/ Che mi stanno/ Accanto/ Ogni volta che/ Li chiamo/ Per nome…”. L’essere umano è infatti misterioso, fragile, precario, e ancor di più lo è il poeta, con la sua sensibilità così raffinata da renderlo nudo, carne viva, una ferita scoperta di fronte al gelo dell’inconoscibile che tenta di raccontare, di fronte alla solitudine del dolore, del silenzio da cui si viene spesso circondati: si cerca riparo tra le braccia della madre, che è la vera fortezza, ma dunque come tale può presentarsi anche come un baluardo ostile e respingente, un ostacolo insormontabile…

Da sempre è sensibile al tema dell’insularità – nessuno nasce isola, siamo animali sociali – come espressione di un’alterità sovente persino rifugio dal dolore ma in ogni modo connessa anche a livello onirico, mistico, iconico, estatico e inconscio col resto del mondo, da cui al contempo, pur nella sua inclusività, si distacca. E alla questione femminile, specialmente nel momento in cui si provenga da realtà, come lei reputa essere la sua Sicilia, in cui ancora oggi è non solo avvertita ma anche se non soprattutto mantenuta una rigida partizione in schemi e gerarchie che promuove una netta separazione fra uomini e donne, a tutto danno, sotto ogni aspetto, di queste ultime. Valeria Zagami sceglie un nom de plume ricchissimo di riferimenti e chiavi di lettura e interpretazione e dà voce alla sua poesia che affronta temi universali. Isola sono diventata sin dal titolo testimonia l’idea di una evoluzione e di un cammino, che passano tramite componimenti originali ma al tempo stesso classici, ricchi di reminiscenze e potenzialità analitiche, intensi, icastici, squillanti, caratterizzati da un linguaggio simbolico ed evocativo – è la parola ciò che salva… – ma anche giocoso e senza dubbio figlio di passione e cultura, che testimonia un amore immenso per la vita, nonostante spesso questa irrinunciabile esperienza metta di fronte a scelte dolorose e privazioni.

 


 

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