L’amore è un cane che viene dall’Inferno

Donne che hanno tutto per far perdere la testa a un uomo ma hanno paura di impegnarsi in una storia vera (“(…) a 32 anni ama / ragazzi giovani / puliti intonsi / con facce come fondi / di piattini nuovi”) o della fedeltà (“(…) oppure la perdevo al parcheggio / e alzando gli occhi la vedevo / passeggiare con uno sconosciuto. / “Beh, lui veniva di là / io venivo da lì e abbiamo / camminato insieme. Non volevo / urtare la sua / sensibilità”) (“(…) nelle tue prossime poesie / gemerai e piangerai /del fatto che la scorsa settimana / ho chiavato quei due”). Donne anziane ma “(…) appassionate con i tacchi alti / con culi che hanno dimenticato d’invecchiare” che dopo l’amore in segno di rispetto tengono la dentiera per tutta la notte. Donne e uomini in un certo senso intrappolati nei loro gesti, nei loro inesorabili amplessi (“(…) è umano. / adesso dobbiamo farlo. / devo farlo / dopo tutta quella scena. / è come una festa - / due idioti / in trappola”), e l’angoscia li assale (“(…) tento, fallisco, / noto i suoi / capelli / noto soprattutto i suoi / capelli / e una visione fugace di /narici / porcine // ci / riprovo”), nei loro inevitabili rimpianti (“(…) ti avrei amata di più se fossi stato seduto in una stanzetta / arrotolandomi una / sigaretta e ascoltandoti pisciare in bagno”). Donne che non sanno amare, che “(…) vogliono solo / attaccarsi come sanguisughe. / lo so perché sono / una donna” o che (non) sanno cosa vogliono (“(…) voleva il suo bambino. / che cazzo”). Donne da ammirare (“(…) è la madre della mia unica / figlia / e siamo stati un tempo grandi amanti, / ma ne è uscita, / come ho detto / ha ferito meno gente di / tutti quelli che conosco, / e se guardi le cose così, / beh, / ha creato un mondo migliore. / ha vinto”)…

I componimenti poetici raccolti ne L’amore è un cane che viene dall’Inferno, uscito nel 1977, risalgono tutti alla prima metà degli anni Settanta, quando Charles Bukowski assaggiò il sapore agrodolce della fama e visse anche una stagione di grande successo con le donne. In molti casi sono versi che ritroveremo in prosa nel romanzo Donne del 1978. Inutile dunque sottolineare che è proprio il genere femminile il centro di gravità di queste poesie – presentate qui con il testo originale a fronte –, nelle quali Bukowski lo celebra però ovviamente a suo modo: a volte con levità, altre volte con brutalità; a volte con ammirazione, altre volte con un disprezzo che non è mai misoginia, ma pare dettato soprattutto dal rancore o dal rimpianto. Le donne di Bukowski certo sono mediamente un po’ borderline (“(…) io ho conosciuto soltanto puttane, ex battone, / pazze. Vedo uomini con donne tranquille, / gentili – li vedo nei supermercati, / camminare insieme per strada, nelle loro case: gente in pace, / che vive insieme. So che la loro pace / è soltanto relativa, ma è pace, / spesso ore e giorni di pace. // io ho conosciuto soltanto impasticcate, alcoliste, / puttane, ex battone, pazze”) ma non per questo si ha mai la sensazione di forzature, iperboli, bugie, spacconate da ubriaco. Sono donne un po’ “maudit” queste, forse, ma non meno vere delle altre, di quelle “normali”. Anzi, la fortuna di questi versi sta probabilmente proprio nel fatto che descrivendo situazioni così estreme il poeta annulla del tutto le sfumature e così fa risaltare i tratti del disegno, i contrasti di colore, le luci e le ombre. E così realtà profonde e dolorose si fanno evidenti, chiare, nette, visibili e condivisibili, non più solo sue ma di tutti. O quasi.



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