L’amore puzza d’odio

L’amore puzza d’odio

L’amore comincia così, con un incontro. Lui la vede, tra le sue amiche, tutte tirate e pronte per fare bagordi: si balla, si beve e si traballa; ci si nota, ci si cerca, ci si guarda di nuovo e ci si trova, occhi negli occhi. Un numero di telefono dà inizio a quella cosa chiamata “una storia d’amore” che potrà andare bene, chi lo sa, oppure no (“Giunse infine quell’ora/ in cui tutto traballa,/ dal mascara alla resistenza,/ mia Cenerentola,/ ti tolsi una scarpa/ chiedendoti un numero.”). Qualche messaggio e poi un primo appuntamento (“Lavato e stirato,/ mutande Uomo e Arbre Magique/ golfino da figo e dodici rose,/ ho atteso le sei,/ pensando e sperando/ un incontro galante/ meglio se osé.”), e via si parte insieme, destinazione da definire. È tutto un caos, lo stomaco in subbuglio, decidere cosa indossare, profumarsi, respirare a fondo, gli amici che ti chiedono se è già successo qualcosa, la ricerca di un equilibrio (“Fingersi felici/ pur non essendo sposati/ promettendo in eterno/ di chiamarsi amici/ per non sentirsi più soli,/ parlando coi muri.”). E poi l’imbarazzo: come comportarsi nelle festività, arriva San Valentino, si è una coppia oppure ancora è tutto da definire; piano piano la relazione prende forma, l’ingranaggio si olia, si viaggia insieme in estate, si convive, e arriva anche il matrimonio (“Ti chiedo la mano/ non manca nulla,/ calore, umidità e amore,/ affinché il seme germogli per bene./ Mi asciugo la mano,/ -Sai che sudi un po' troppo?-”)...

52 poesie, una per settimana, divise in quattro sezioni corrispondenti alle quattro stagioni. Si comincia con la primavera, naturalmente, che è il risveglio della natura, la vita che comincia a pulsare sotto la coltre di neve, l’amore che sboccia. Si prosegue con l’estate, il caldo torrido, la voglia di accelerare e vivere tutto intensamente, il sole sulla pelle che fa stare bene ma può essere anche scottare, e poi l’autunno e l’inverno... Abbiamo la fortuna di vivere in un paese che ci permette di percepire sulla nostra pelle molte sensazioni: il gelo di gennaio, il tepore di aprile, l’afa di luglio, il fresco di ottobre. È una fortuna poter vedere tanti cieli diversi, i tramonti al mare alle nove di sera d’estate e certe romantiche nebbie di prima mattina in autunno. E così, come il nostro corpo, anche la nostra anima è sempre sollecitata da sentimenti e percezioni differenti, a seconda del periodo della vita che stiamo vivendo. Non è un male, la gioia e la tristezza fanno parte della natura, così come l’inizio e la fine di una storia d’amore e devono essere prese con un giusto mix di lucidità e ironia. E in questo Massimiliano Boschini sembra riuscirci perfettamente, dando vita a una danza di immagini quotidiane, in serie e attraverso poesie dal titolo “Ceres c’è”, “Domenica sul divano” o “Parliamo del tempo”. Il volume è arricchito da una interessante e divertente prefazione di Elena Zuccaccia e dalla penna di Vincenzo Denti, docente all’Accademia Laba di Brescia e a Mantova presso il Liceo Artistico Giulio Romano.



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