L’amore a volte esagera

L’amore a volte esagera
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Amore è un rimescolarsi, basta poco “basta muovere un dito per mescolarmi/ e ritornano i miei occhi da bambino”, perché “quando ci amiamo/ sopportiamo meglio il veleno”. L’amore è una cura, è il desiderio di sentire dentro di sé l’amata: “vorrei sentirti in me senza paura/ come carote che crescono con radici più profonde/ scoprirci come piccole querce/ nate vicine”. Sentire e cercarsi, non importa per quanto, potrebbe anche essere per sempre: “voglio metterci tutta la vita/ a cercarti in me”. L’amore è profumo, è nutrimento: “profumavi di pop-corn/ mangiati sopra un pube”, è odore unico che scava, è un continuo annusare “ti avrei annusato il collo per ore/ girata di schiena sul balcone/ nel momento in cui il sole incontra l’ombra/ nessun fiume ha lo stesso odore. O, ancora: “il tuo profumo mi ara e mi solca/ mi gira la pelle a un’altra aria”. L’amore è spirito, pensiero, ma anche corpo, “indossami”, pelle, mani “restaurami” è sorriso: “quando sorridi apri gabbie”...

Andrea Gruccia, di natali torinesi, è scrittore, poeta, fotografo e pittore. L’amore a volte esagera è la sua seconda raccolta poetica nella quale l’amore - nella sua eterna dicotomia di carne e spirito - domina, travolge, annienta, si espande: esagera, appunto. Nei versi di Gruccia il sentimento amoroso è quello che coinvolge tutti i sensi, è un inno alla donna: donna-oceano, donne che sono primavere portatili, donne che hanno l’ordine stesso delle nuvole. La donna amata è il più delle volte perfetta: “sei lo stampo dell’amore che vorrei”. Ma i versi contengono anche numerosi riferimenti a tutto il creato: alla luna, agli oceani, alla natura con i continui richiami al mondo floreale, ci son le bianche robinie, e i fiori di sambuco “ombrellini capovolti di fiori bianchi”. E, in fondo, rimane una sorta di senso di fugacità, un sapore amaro “la felicità è una lattina/ colpita da fucili ad aria compressa/ cadiamo per pochi soldi/ a volte non ci solleviamo più”. La lingua di Gruccia è vasta, ricca e variegata, gioca con le parole, crea nuovi vocaboli: “ti origamo”, “voglio diventare musantropo”, esplora linguaggi fantasiosi, nei cui meandri è possibile vedere anche cani blu che si trovano sulla luna o persone che diventano orti.



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