La luna e il tasso

La luna e il tasso
Questa selezione di venti brevi componimenti della poetessa Sylvia Plath tocca parecchi dei suoi temi ricorrenti. La morte, l'eternità, la solitudine. “Point Sherley” ripercorre il rapporto con la nonna e ciò che ha lasciato a Sylvia, oggetti  di vita quotidiana e una casa intrisa di ricordi. Ricorre spesso il mare, a cui è attribuita una vasta simbologia. Dalle sue onde emerge il ritratto dell'uomo amato (“Uomo in nero”) ma anche ricordi di quando l’autrice frugava i resti delle mareggiate sulle spiagge. La poetessa tedesco-austriaco nacque a Boston nel 1932 ed ebbe una vita decisamente tormentata, con un marito (Ted Hughes) amato fino all’autodistruzione e due figli. Purtroppo la depressione portò la Plath al gesto estremo del suicidio in giovanissima età, nel 1963. Tale atto avrebbe forse potuto essere previsto leggendo le sue opere in trasparenza: chissà se lo fecero le persone a lei più vicine, che speravano che almeno l'amore per i figli potesse salvarla (“e mi porgi due figli, due rose”). “Sono verticale, ma preferirei essere orizzontale”: la fine è un anelito, un desiderio che viene ben evidenziato anche in “Ultime volontà”. Il suo destino, insomma, Sylvia Plath lo aveva annunciato apertamente ed era inevitabile…
Il clima che si respira leggendo questi versi è colmo di ansie, di paure, di rabbia, della voglia invincibile di mollare tutto. La poesia della Plath non è solo esistenziale, però: per nulla povera di riferimenti culturali, la scrittrice spesso sfoggia - sebbene con una deliziosa umiltà e senza pretese - la sua cultura classica, frutto di anni di studio nelle scuole più prestigiose degli Stati Uniti e della sua assidua frequentazione di circoli letterari: “Il colosso” è un esempio perfetto.

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