La misura delle mani

Le mani, la madre, la misura. “Ti ho nella misura delle cinque mani”, dice la figlia alla madre resa fragile dalla malattia; le mani che non sono più due, sono una mano per ogni dito, ché l’amore e il sostegno hanno capacità di moltiplicazione. L’evento destabilizzante che mina la salute (“eri un occhio che ballava/ e la bocca che in un attimo si è spostata/ a destra”), un ictus pare di capire, ha qui valenza duplice: da una parte l’evidenza del disturbo, la materialità dell’evento fisico e, dall’altra, l’accento (prendendo spunto dall’ars poetica), il punto focale da cui parte la maternità al contrario, “la gravidanza/ di una figlia madre di sua madre…nella caduta e perdita di moto/ ti aiuto ad alzarti all’asilo della parola”; le mani della madre hanno la facoltà di preservare dalla caduta, nell’atto di sostenere i primi passi, di salvare dalla caduta o comunque di aiutare la propria creatura a rialzarsi e lo stesso può una figlia diventata madre della madre, in uno scambio di ruoli che prevede fatica, dedizione assoluta, incoraggiamento, con lo scotto di essere stata lontana e allontanata dal mondo fuori (“Nei miei dodici mesi di gravidanza/ nel liquido amniotico/sono stata epurata dal mondo”) rientrandovi con una grande incertezza sul come, dove, ancora segnata, anche lei convalescente, perché“…ancora mi dibatto nella catalessi/ di un tonfo di mezza estate/ tra una visita e un esame”…

Simona Nobile, alla sua prima pubblicazione poetica, è laureata in Lingue e Letterature straniere. Ha lavorato in istituzioni europee (Parlamento Europeo, Corte di Giustizia) e ora si interessa di sceneggiatura. Vorrei spendere qualche riga per sottolineare la cura e la passione con cui la piccola casa editrice di Giuliano Ladolfi faccia opera di scouting e proponga sempre ciò che si può definire, in maniera semplice ma confortante, buona poesia. In questo caso specifico, perché si tratta di buona poesia? Perché innanzitutto si legge e si sente, l’esperienza estetica è completa: è sollecitato l’udito, sono sollecitate le terminazioni emozionali, e il corpo partecipa con soddisfazione. Una poesia deve rispondere ad una certa ambiguità (una poesia per essere tale deve essere mediamente oscura; se svela tutto subito allora tanto vale leggere una ricetta di Anna Moroni) , deve cioè rispettare un livello informativo parzialmente esplicitato, formato da elementi allusivi e di associazione (che rappresentano il codice che il poeta mette a disposizione) a cui il lettore deve porre in un certo senso rimedio, ossia rispondendo al suo ruolo, che è quello di ricostruire il messaggio poetico. Così è la poesia di Nobile, in tutte e tre le sezioni che costituiscono la sua breve raccolta. Le metafore sono piacevoli e ben costruite, il linguaggio è evocativo e visivo, non si corre il rischio di sbattere la faccia contro un muro improvviso, l’entrata è accessibile, come l’uscita. Pur trattandosi di un viaggio attraverso episodi autobiografici, anche gli irriducibili dell’universalità resteranno credo soddisfatti, per la possibilità che molti lettori possano ritrovare parti della loro storia personale tra le parole dell’autrice, in un respiro di ampiezza e condivisione di sentimenti.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER