La persistenza del tempo

La persistenza del tempo
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La raccolta poetica si articola in sei libri come nella tradizione classica antica: Disiecta, poesie disperse; Nugae, inezie; Pinakes, quadri; Erotopaegnia, versi erotici; Carmina, i carmi a tutto tondo; Eclogae, poesie scelte. Nei libri di poesia di Mercurio ‒ qui siamo al quinto ‒ si avverte sempre una profonda familiarità con gli autori antichi greci e latini. Familiarità che non deriva solo da una solida cultura classica, ma che appare simile a quella consuetudine che unisce coloro che vivono nella stessa casa. E l’atmosfera del libro ricorda la lettera di Machiavelli a Francesco Vettori, nella quale Niccolò entra nel suo scrittoio e, smesse le vesti quotidiane, indossa “panni reali e curiali” per interrogare i saggi dell’antichità e dialogare con loro. I temi delle liriche ‒ amore e nostalgia, tragedia vissuta in dignità, ricerca di una misurata saggezza che si contenti delle gioie e degli affetti privati e quotidiani nel distacco dalle cose del mondo ‒ che sono quelli della poesia di sempre, sono distillati attraverso la percezione del tempo, protagonista e filo conduttore della raccolta, come comprendiamo immediatamente dal titolo in copertina. Si tratta del tempo nella sua dimensione umana, quello che si sedimenta nella mente di ciascuno di noi, quella somma di “tutti i presenti” che coincide con la sola eternità pensabile…

Scrive Paolo Saporiti nella postfazione: “La persistenza del tempo è garanzia della nostra inconsistenza e dell'inconsistenza di ciò che vacillando su noi consiste. Titolo e explicit della raccolta non offrono scampo. Il punto da cui dipende il mondo e tutta la natura estolle il contingente sequenziale dell’ucronico presente, ma, oggi come settecento anni orsono, solo nella poesia il tempo insieme persiste e si annulla nell’eterno”. Leggiamo alcuni emblematici versi: “E nonostante la morte m'appaia/ (e sempre più vicina)/ dalle algide pianure sempre più/ spoglie/ dal blu dei laghi addormentati/ dall’amore straziato/ e dal mare imperante/ dalle foglie bruciate/ dal sole oscuro e dalle notti bianche/ io – assediato –/ dall’alto di un clivo/ assente e noncurante sopravvivo”. Il tempo scava e accumula, sottrae e somma, ma non cancella mai completamente: luoghi e ore del passato “[...] al fondo se ne stanno di quel pozzo/ profondo – la memoria –/ e il tempo è acqua densa che non lascia/ intraveder che poco”. Però un raggio improvviso può illuminare e rimettere a fuoco il passato nel breve nitore dell’oggi.



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