La volpe e il sipario

La volpe e il sipario

“Vorrei parlarti del freddo del cuore / del mio cuore di radice ferita. […] Tu che sei scalatore di mondi, / dovresti dirmi / perché la grazia rimane indietro / e perché dove c’è neve c’è freddo”. Ci prova, Alda, a raccontarlo quel fuoco che scorre vivo dentro il gelo che le attanaglia il cuore, ma “sono il poeta che canta e non trova parole” dice, e a volte la parola è nemica del poeta che “trama le ambasce del suo discorso, / vuol vivere lontano dall’io / nel censimento fragile della parola”. Troppo fragile censimento è a volte, così che al poeta non resta che “La casa del mio silenzio. / Dove le ore sorvegliano chiuse / i miei momenti di amore”. Amore, sì, male necessario, amore “una piccola morte”. “Sono tanti i motivi, amico, / però si muore d’amore”. Amore, capace di vertigini e altezze, e poi di abissi e precipizi, “E così ho aspettato che tu rinverdissi / e che da erba diventassi un altare; / ma come tutti gli altri / ti sei fatto pietra”. Eppure, come si può rinunciare ad amare? Così lei, Alda, continua a seguire amore e vento e chiede in prestito alla volpe che le assomiglia “l’immagine / di una donna che non è mai sazia di vento / e che corre da un posto all’altro / come se avesse un vicolo nel cuore”…

La prima edizione di questa antologia poetica di Alda Merini risale al 1997, uscita per Girardi in elegante veste tipografica in sole 333 copie fuori commercio e con le illustrazioni di Gianni Cesari al quale lei aveva dettato le poesie al telefono durante la primavera-estate 1995. “Non c’era, in queste mie telefonate a Cesari, nessuna idea di pubblicazione né alcuna ambizione tranne quella dell’amore, che è sommamente ambizioso”. Nel 2004 Rizzoli pubblica una edizione ampliata e illustrata stavolta dal raffinatissimo editore, aforista e illustratore, grande amico della Merini, Alberto Casiraghi. Le tematiche sono quelle a lei care, ovvero l’urgenza di dire l’amore e la felicità (impossibile? Inseguita soltanto?) ma anche il dolore che ne è connaturato, di raccontare il bisogno d’amore che è come una fame insaziabile, forza vitale e dirompente. Lei, Alda, come una volpe esile ma forte sul sipario della quotidianità, come dice Simone Bandirali nella postfazione alla prima edizione. Medico e scrittore, Bandirali ci tiene a ribadire un concetto a lui caro: Alda Merini non è la sua malattia, la sua poesia non è il suo disagio mentale, che certo ha arricchito la sua ispirazione ma non coincide con essa che, invece, – aggiunge mirabilmente – risiede in quella “linea d’ombra e di luce […] dove ogni uomo depone la sua intima solitudine e ancor di più il poeta”. Questa raccolta rappresenta uno dei momenti più alti della poetica della Merini, come è stata definita è “opera matura e nuda poesia d’amore”, perché per lei l’amore è l’unica forza vera della vita, l’unica anzi che valga la vita, anche quando fa male; per lei, nonostante tutto, sembra profondamente vera e priva di retorica la celebre locuzione virgiliana Omnia vincit amor. Per questi scritti Merini utilizza il prosimetro, nel quale prosa e versi si alternano, stile antico che risale alle satire menippee ma che nel tempo si è arricchito di contenuti filosofici, religiosi e poetici per cadere poi in disuso in età moderna nonostante abbia alcuni illustri esempi in Dino Campana e J.R.R Tolkien. È utilizzato spesso dalla poetessa probabilmente perché svela anche nella forma la contraddittorietà della sua poesia, “scissa tra un verso perfetto e l’imperfezione necessaria della prosa” - come scrive Benedetta Centovalli nella prefazione a questa edizione Rizzoli – perché nei suoi versi “inferno e felicità coesistono in una miscela esplosiva” e c’è un “eccezionale sistema metaforico che lavora su opposti inconciliabili”. Alcuni dei versi più belli e noti di Alda Merini si trovano tra le pagine di questa piccola antologia, consigliata dunque a chiunque la ami da sempre ma anche a chi voglia avvicinarsi a lei per la prima volta. O si odia o si ama. Alda, “uno strappo che è largo come il cuore”.



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