Lettere d’amore nel frigo

Lettere d’amore nel frigo
Un uomo sta morendo, è un padre. C’è un figlio che sta crescendo e che ha bisogno di sapere dov’è e dove andare. C’è la strada sempre davanti, una strada da percorrere, una strada che ha con sé precarietà e poesia, velocità e paesaggi, pericoli e possibilità in caso di nebbia/ se vedete così/ quaranta chilomerti orari. Una strada che è luogo e mezzo se sentite l’odore di concime/ soccombere/ se vedete/ nuvole ancorate/ alla nebbia/ infiniti colpi/ d’abbagliante/ sul collo/ silos cromati/ lussureggianti/ nella loro fedeltà/ al padrone… C’è la professoressa di Educazione fisica, una donna particolare e c’è pure lo sgradevole Marzio. Tra le pagine si nasconde anche "B" che "è tornato, è morto, ma si era sbagliato", ed ancora una bambina fuggita da casa sua moltissimi anni prima. Ci sono tutti quelli che hanno deciso di ‘andare via’ ed hanno fatto ‘rumore’ da hemingway a socrate, da marylin a mishima, da james dean a jeff buckley (tutti i nomi sono volutamente scritti con la minuscola) e qualche altro miliardo/ di umani/ (...) a nessuno di questi/ puoi dire/ che la sua disperazione/ e di serie b/ solo/ perché/ meno/ famosa. Ci sono uomini, donne, ragazzi, bambini e bambine, ci sono le loro storie raccontate, sussurrate, urlate con forza. C’è la voglia di stupirsi, di guardare il mondo per quello che è, senza giudicare, senza dare consigli, con gli occhi aperti e la voglia di porsi nei confronti della vita come "un paio di farfalle dure a morire".
Lettere d’amore nel frigo è il primo libro di poesie del cantautore di Correggio. Dopo i racconti (Fuori e dentro dal Borgo del 1997) e il romanzo La neve se ne frega, Ligabue regala al pubblico dei lettori una raccolta di poesie che, come lui stesso afferma "riconosce nei maestri della poesia americana del Novecento un punto di riferimento". Un riferimento forte e presente sia nei temi che a tratti nella forma, ma che Ligabue riesce a superare dando alle liriche un’impronta personale e immediatamente riconoscibile che è propria del suo scrivere, con versi brevi e spezzati, incisivi, a volte violenti, che schiaffeggiano o accarezzano il viso appoggiato al finestrino. Il tema del viaggio, che sia spostamento fisico o solo mentale a spasso nei ricordi, è forte, Ligabue è un uomo che viaggia, che si sposta, che incontra luoghi e persone diverse, ma che torna a casa. Tutte cose queste molto presenti, belle da leggere da ‘percorrere’ con lui. È un po’ come se ci invitasse a salire sul sedile posteriore della sua auto mentre guida e noi restassimo lì in silenzio ad osservare il paesaggio che sfreccia veloce oltre il finestrino.Settantasette poesie per mettere una lente di ingrandimento sulle persone, una lente che gli permette di guardare con attenzione ed andare dentro il cuore e la mente di ogni protagonista, di ogni personaggio narrato per capire meglio il suo mondo, il suo modo di vedere la realtà che lo circonda. Settantasette testi ben lungi da essere canzoni, perché "le canzoni", dice, "non sono poesie in musica. Sono canzoni, un'altra cosa". A maggior ragione, le poesie non sono canzoni senza musica. Un libro per chi ama la poesia, non solo per gli accaniti fan del Liga, un modo forse per chi non ama la sua musica di entrare in contatto con una sensibilità moderna, con un uomo con gli occhi aperti sul presente e i cuore ‘inzuppato nelle persone’.

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