Libro pagano

Libro pagano

Sotto l’aspetto fanciullesco ribolle di collera e orgoglio. Ha ribrezzo di ogni mestiere, perché padroni e operai sono tutti spregevoli plebei. Lo rattrista l’onestà di chi mendica, lo nauseano i criminali. Nella sua epoca la razza inferiore - il popolo e la ragione, la scienza e la nazione - ha soffocato ogni cosa e anche questo lo disgusta. Non è sempre stato così. Un tempo ha avuto sogni, ha partecipato della divina allegria e non lo rimpiange. Si è illuso di “poter inventare prima o poi, con ritmi istintivi, un verbo poetico che fosse comprensibile a tutti i sensi”. Ma non è facile plasmare la vita con la poesia. Ora l’homme aux semelles de vent, come lo chiama Paul Verlaine, sta per lasciarsi tutto alle spalle. Quando ritornerà dai paesi caldi dove vuole dirigere le sue vele, avrà muscoli di ferro, pelle abbronzata, e quelle sembianze lo faranno giudicare di razza forte. Avrà dell’oro. Ci saranno donne che si prenderanno cura di lui. Avrà a che fare con la politica. Sarà salvo. Ma adesso la sua patria, la Francia, gli fa orrore. Adesso è maledetto...

Chi vagheggia questa salvifica partenza è Arthur Rimbaud, giovane e inquieto poeta che dopo un folgorante esordio depone la penna e va nello Yemen e in Abissinia a fare il mercante e il trafficante d’armi. Vi resta per dieci anni finché è costretto a rientrare a causa di un tumore che lo porta alla tomba a 37 anni. Una parabola brevissima la sua, in cui riesce ugualmente a graffiare la letteratura con un segno indelebile. Antonio Castronuovo ci offre una nuova traduzione dei due celebri poemi in prosa Illuminazioni e Una stagione all’inferno, rititolandoli come Visioni e Una stagione infernale, e riunendoli in un unico volume. Sull’esistenza di Rimbaud, bruciata in fretta e con furore iconoclasta, e sulla sua concezione dell’arte e del mondo, questo Libro pagano solleva il velo, ma non completamente. Perché a pagine simili non ci si accosta con l’intento di capire. La parola violenta ed enigmatica si rivolge all’anima e l’intelletto stenta a comprenderla. L’unico atteggiamento possibile è lasciarsi andare alla seduzione di un linguaggio visionario, che con colori sulfurei rappresenta degradi e rovine ma suscita anche immagini di luminosa bellezza. Come questa: “Ho teso funi da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d’oro da stella a stella, e danzo”.



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