milk and honey

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L’educazione sentimentale di una donna può avere – e spesso ha – un sapore oscuro, a tratti doloroso (“è stato il primo ragazzo/ a insegnarmi che il mio corpo serviva/ a darlo a chi voleva/ farmi sentire qualcosa/ di meno di un intero”), soprattutto se vissuta all’ombra di molestie familiari confessate a fatica (“tu indichi il punto/ fra le gambe quello che/ lui ti ha estorto col dito/ come una confessione”), che minano alla base il normale percorso di sviluppo di una identità sessuale a partire dalla figura paterna (“in teoria doveva essere/ il primo amore maschio della tua vita/ ancora lo cerchi/ ovunque”, “(…) finché lei non cresce e/ si affida a uomini che le fanno del male/ perché somigliano tantissimo/ a te”) e rappresentano soltanto ferite indimenticabili (“al sesso bisogna acconsentire in due/ se una persona se ne sta lì senza fare niente/ perché non è pronta/ o non se la sente/ o semplicemente non vuole/ ma l’altra fa sesso/ con il suo corpo, non è amore/ è stupro”). E allora la violenza distrugge il senso di famiglia, di casa che è necessario per una vita serena (“hai fatto vivere/ la tristezza in luoghi/ in cui la tristezza non dovrebbe vivere”, “una figlia non dovrebbe/ essere costretta a/ implorare il padre (…)”, (le donne della mia famiglia/ hanno imparato a vivere a bocca chiusa”) e sabotano i rapporti successivi con l’altro sesso (“le nostre ginocchia/ aperte a forza/ da cugini/ e zii/ e uomini/ i nostri corpi toccati/ da tutta la gente sbagliata/ così che perfino in un letto pieno di sicurezza/ abbiamo paura”)…

Gira intorno al milione di copie l’impatto di questo libriccino di poesie e disegni sul mercato editoriale internazionale: cifre assolutamente inusuali, per non dire incredibili, per una raccolta di versi. Merito di? Innanzitutto del linguaggio poetico ostinatamente lineare, un po’ più che minimal e un po’ meno che chic, intelligibile a chiunque, anche a chi non ha mai letto un’antologia di poesie fuori dall’orario scolastico. In secondo luogo dell’approccio per così dire pop: i versi della giovane indo-canadese Rupi Kaur somigliano a liriche di canzoni, sono esempi perfetti di cantautorato femminile contemporaneo, potremmo trovarli tranquillamente in un album di Levante, Carmen Consoli, Maria Devigili o Adele Nigro e allo stesso modo dei versi di queste artiste sanno parlare al cuore del pubblico femminile, giovane e non giovane. Naturalmente poi ci sono i temi trattati: il sesso, l’amore, il corpo, il dolore, la tenerezza, la guarigione – nel senso più spirituale del termine, tutta roba che funziona eccome, da sempre. Il tutto, lanciato e sostenuto da una pioggia di post e tweet dai quali trasparisce la profonda confidenza con il medium social network di una performer nativa digitale. Infine c’è l’estetica editoriale: milk and honey (tutto rigorosamente minuscolo per i motivi che la stessa Rupi Kaur ci ha raccontato in una intervista esclusiva) è un libriccino nero molto elegante, in cui i versi si alternano a disegni stilizzati in bianco e nero opera della stessa autrice (a parer mio molto più brava con la matita che con le parole). Diviso in quattro fasi successive (il ferire, l’amare, lo spezzare, il guarire), il volume è un percorso emozionale da fare tutto di seguito in una mezz’oretta o da centellinare poco a poco, un percorso che esalterà alcuni, deluderà altri ma che certo non lascia indifferenti.

LEGGI L’INTERVISTA A RUPI KAUR



 

 

 

 
 
 
 

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