Nel buio della notte

Nel buio della notte
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

“Una triste mezzanotte. Mi attardavo, stanco, esaurito / sulle pagine bizzarre di un sapere ormai scordato… “. A cosa serve il sapere quando il dolore di una perdita rende l’animo esausto; poi un rumore a scuotere dal torpore: qualcuno bussa alla porta, ma non c’è nessuno. Ora il mormorio di un nome, “Lenore”, ma solo l’eco vuota a rispondere. Poi di nuovo un rumore, alla finestra stavolta. Un corvo entra e si posa su una statua: “Dimmi come sei chiamato nell’Inferno e nella notte!”. Soltanto una risposta: “Nevermore”, mai più. Ancora l’animo sofferente implora: “Dimmi solo: / guarirò da questa piaga? Parla! Dimmelo, ti prego!”. Ma la risposta è solo quella: “Mai più”. Potrà una risposta, potranno delle parole essere da balsamo? Lui chiede ancora e ancora: “Dì a quest’anima infelice se qui o nel lontano Eden / stringerà la donna sacra che per gli angeli è Lenore”. Ma, nell’aria densa profumata di incenso, il nero uccello (o demonio? si chiede l’infelice nella notte oscura) ha una sola risposta, sempre la stessa: “Nevermore”, mai più…

Questa è solo una, ma probabilmente la più nota, delle otto poesie, testo a fronte, comprese in questa piccola silloge a cura di Raul Montanari (traduttore che ha dedicato buona parte del suo lavoro a Edgar Allan Poe) pubblicata nella collana Poesia di Zoom Feltrinelli. La raccolta – un excerpta da Il corvo e altre poesie uscito per la prima volta nel 1845 – consta di poche decine di pagine e consente al lettore, a fronte di una spesa irrisoria, di godersi alcuni dei versi più noti di questo autore che ormai è ben più di un classico, praticamente intramontabile. “Il corvo”, come tutte le altre poesie del resto, è un testo dai toni malinconici, di chiara ispirazione gotica, intriso di angoscia per il senso di morte, per lo scorrere inesorabile del tempo e per il dolore della perdita della persona amata. Fu pubblicata per la prima volta sul New York Evening Mirror e diventò subito così nota da meritare allo stesso Poe il soprannome di Mr. Raven. L’atmosfera tetra e sovrannaturale si ritrova in questi come in altri versi nei quali compaiono spettrali sepolcri, languide luci e luoghi nebbiosi tra i quali il poeta vaga; nello specifico, in questo caso, l’effetto emotivo si concentra tutto nella stessa immagine sinistra del corvo, che pare rappresentare la consapevolezza dell’inutilità di ogni illusione nella sua unica lugubre risposta ad ogni singola domanda. I temi sono ricorrenti e ricchi di elementi classici: l’inspiegabile, la bellezza, la morte, la prima che inesorabilmente soccombe alla seconda, la sofferenza autoinflitta (le domande ripetute) da chi non riesce a rassegnarsi alla perdita. Fondamentale la sonorità dei versi – per esempio essenziale è l’uso della formula fissa alla fine di ogni strofa -, quindi le allitterazioni, le rime e, ad esempio ne “Il corvo”, l’uso stesso di un metro come l’ottametro trocaico, di base greca e con un ritmo discendente, quindi veloce e cadenzato quasi a simulare l’ansia nel tono. Edgar Allan Poe subì potente la fascinazione della morte, ad un tempo temuta e fonte di attrazione, sicuramente perché nella sua breve vita affrontò tre gravi lutti (sua madre, la donna che lo crebbe e l’amata moglie bambina) e questo è uno dei motivi per cui è considerato il padre dell’horror in senso moderno, altre che del giallo e del noir, colui che ha compiuto decisamente un passo avanti rispetto al gotico classico. E questo è ben evidente, oltre che nei suoi noti racconti, anche nei versi delle sue poesie che spesso, come ne “Il corvo”, sono esse stesse veri e propri mini racconti a tinte cupe. Tra elementi classici propri del Romanticismo e del Simbolismo, l’autore appare sempre sospeso tra l’attrazione verso la ragione e quella verso l’abisso, inteso come terrificante mistero. A questo proposito Raul Montanari in una intervista cita la nota frase di Poe rimaneggiata e citata spesso da autori e cantanti: “La vertigine non è la paura per l’abisso ma l’attrazione per esso”. Il curatore e traduttore, che ha messo in scena anche un recital ispirato a Edgar Allan Poe, lo definisce l’autore più pop ereditato dall’800, talmente noto che appare persino nella copertina dell’album Sgt. Peppers dei Beatles del 1967. A noi piace pensare, al di là del patrimonio sempre prezioso da leggere che essi ci hanno lasciato, che l’uomo Poe abbia placato i suoi demoni, quelli che lo accompagnarono sempre, quando esclamò “Oh Signore, aiuta la mia povera anima!” sul letto di morte, misteriosamente avvenuta nel 1849 a Baltimora.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER