Nuove terzine

Nuove terzine

Le immagini del vissuto quotidiano e le sensazioni con cui vengono recepite costituiscono per l’autrice un pegno di sublimazione e una suggestiva frazione di eternità che impongono alla sua memoria di restituirle nella forma polimetrica delle terzine. Sono vicende legate ai rapporti famigliari: “Se il pensiero rivolgo a mia madre, / provo un’immensa solitudine/ di affetto mal corrisposto”. Oppure ricordi quasi sempre dolorosi che dall’infanzia continuano a bussare alla porta del presente: “Quando ero piccola, / nelle grinfie di un pedofilo, / ho imparato a subire i sensi di colpa.” Come pure episodi giovanili: “Tornavo a casa ubriaca persa, / cadevo nei centri sociali/ e nessuno chiamava mai l’ospedale.” Ma anche confessioni desunte dalla realtà attuale: “Non riesco ad aprirmi e a parlare con gli altri, / neanche in mezzo ai cugini e ai parenti: / sono troppo diversa.” Senza omettere amare constatazioni su ciò che siamo: “Abbiamo così tanta paura di noi stessi/ che perfino i riflessi dello specchio/ ci sembrano inopportuni.” E sul destino che ci accomuna: “Siamo tutti sotto lo stesso cielo/ che cambia spesso colore:/ prima è blu, dopo è grigio. Poi è nero”…

Ornella Spagnulo, nata a Taranto nel 1982 ma residente a Roma, vanta già al suo attivo una precedente raccolta poetica, un prosimetro ispirato a Italo Calvino e l’unica monografia italiana dedicata a Isabelle Allende. In questa nuova silloge ella conferma la propria inclinazione linguistica al gusto del frammento, nonché la predisposizione a rilevare condizioni del quotidiano nelle quali la parola rincorrerebbe invano la dimensione della metafisica. E dove, non riuscendo a trovare l’aggancio tra i due opposti, non resta che rassegnarsi all’amaro sapore del disincanto. In questo lembo di vita annientata si dispiega la voce di una poetessa che coltiva il pudore di una espressività che aderisce al puro nodo emotivo, evitando tanto la complessità delle alchimie quanto l’enfasi della locuzione. La particolarità del titolo e della struttura dei versi ha il merito, non solo di risvegliare la sorpresa del lettore annoiato da reiterate declinazioni, ma di aprirgli il proprio pensiero con la chiave ironica e frammentata di una straordinaria componente emotiva che vibra e zampilla nella tessitura umorale delle terzine.



 

 

 

 
 
 
 

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