Omaggi

Omaggi

Dalla memoria di un’adolescenza vissuta in modo introspettivo riemerge l’austera personalità paterna, in costante contrasto con una madre protettiva, musa ispiratrice di una vena poetica ancora da scoprire (“Vincente, si opponeva a lei ansiosa / burbero un padre che poco compresi.) Il marito poeta, conosciuto e apprezzato come un amico e un maestro anche per la differenza di età, non seppe donarle la serenità a lungo attesa; il matrimonio divenne motivo di nuove angosce, sopportate in nome dell’amore per le figlie e grazie alle letture (“Dentro le paure/ nascondevano l’acredine più amara,/ eppure mi aggrappavo a un pensiero/ ho ancora figlie, musica e letture.) Al fine la richiesta a Dio di voler smettere di soffrire, nella riflessione sulla dimensione ultraterrena della morte (Morte arido fiume…/ È così che mi aspetti/ Dopo una dimenticanza durata anni:/ Implacabile e dura”). L’ansia permane anche nella ritrovata libertà culturale e sentimentale, di fronte a un uomo che riaccende la fiamma dell’amore ma non è in grado di corrispondere la pienezza dei sentimenti della poetessa, che lo paragona a un ciclista distratto (“Il ciclista affannato non saluta/ chi lo osserva ammirato a sua insaputa”). Immagini di una realtà fatta di cose e di persone che condividono uno stato d’animo irrequieto e vissuto nella solitudine si susseguono nei versi, fino all’indispensabile ritorno a Zurigo, la città che l’ha vista piegarsi al ruolo di moglie e madre, per superare ogni legame con il passato impegnandosi in un dialogo con le cose e le persone (“Rivedo amici dopo vent’anni./ Sono rimasti; con più coraggio/ o meno. Non saprei”)…

Lontana dal proporre un semplice esercizio di stile, Alida Airaghi percorre parte della poesia del Novecento e la ripropone in un’interpretazione del tutto personale al lettore grazie alla sua scrittura estremamente versatile, dalla complessità dei versi montaliani, all’incisiva semplicità di Penna, passando da uno stile prosastico e narrativo come in Pasolini e in Zanzotto. Del primo adotta l’uso dell’enjambement per attenuare ogni forma di lirismo, dal secondo riprende espressioni della pubblicità e del modo di parlare dei bambini. Nell’omaggio a Pagliarani la sintassi arriva a frantumarsi, il linguaggio è volutamente precario come la vita del protagonista del poemetto, Kevin un giovane trascurato senza ideali. Dietro il lungo lavoro a cui si è sottoposta la Airaghi ci sono anni di studio e di riflessione non solo sull’ipotesto, ma anche sul testo che ricostruisce i momenti più intensi della vita dell’autrice con fredda determinazione, senza piegarsi a inutili rimpianti, evitando giudizi sul padre o sul marito poeta Siro Angeli che non hanno saputo comprenderla. Ne emerge una profonda tristezza che accompagna l’autrice in ogni circostanza, anche di fronte al tanto atteso amore corrisposto, un carattere costante della sua personalità che conduce al dolore, ma da cui le è impossibile separarsi.



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