Periodo di transizione

Periodo di transizione
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La discesa dentro il proprio sé (“Dentro il mio io interiore, a volte triste e in solitudine”) fa del poeta un flâneur coraggioso, quando sceglie di “Inseguire con gli occhi una linea esile e sottile/ come una traiettoria in metamorfosi/ che piano spira nel suo lasso di polvere e di sepolcri”. Nel farsi viaggiatore alla ricerca di risposte perché “dentro un tempo provvisorio, vivo/ un’esistenza scellerata”, trovandosi in una condizione di disagio (“Non solo mi chino su questa terra di fango marrone/ e mi piego scacciando le ferrose catene/ in un nevrotico abbandono”) è necessario cercare e tentare ogni strada per arrivare a una seppur sottile luce di vita, sfidando talora anche la morte, che può diventare alleata e favorire la presa di coscienza, morte “che penetra, che arriva/ e alimenta altra morte, che impregna/la nostra vita che finalmente, al tocco della falce si svela”. Il poeta, che non si arrende e non si crogiola nel suo patimento ma che sviluppa anche un senso di rabbia verso le difficoltà (“adirato da impulsi e nutrimenti che mi arrovellano la mente”) può trovare nella natura e nel rinnovarsi delle stagioni il senso a cui aggrapparsi per risalire in superficie con in tasca la soluzione (“I miei occhi osservano la primavera: stagione che penetra/ con eleganza, come ogni mattina/quando penso alla preziosità della vita”)…

Ogni poeta pare debba passare, necessariamente, attraverso la propria “noche obscura”, che Giovanni della Croce definisce come momento di travaglio, di dubbio, fondamentale per arrivare alla purificazione. Le poesie di Fabio Strinati (tradotte in rumeno da Daniel Dragomirescu) testimoniano proprio l’immersione del poeta nel suo mare dentro, dove il moto ondoso, la risacca, i vortici si succedono, rendendo il percorso arduo (ma nessuno si aspetta che l’atto di pulizia e di risoluzione interiore sia facile). Ci si aspetta il successo, dopo le tribolazioni? Certo, ma non sarà e non è un successo pieno, perché la sensibilità molecolare del poeta, lo farà sempre vivere bene e male, lo cullerà entro sensazioni di piacere e altre di assoluto malessere. Sarà sempre preda di questo dualismo, che è di fatto il dualismo dell’esistenza, vita e morte; trattandosi di poesia, di pensiero quindi, sarà sempre uno scambio perpetuo tra morte e resurrezione. Strinati non ci porta dunque nulla di nuovo, come tòpos, ma utilizza un linguaggio a tratti interessante, per gli arditi accostamenti lessicali (a volte ostici), anche se segnato, qua e là, da una sintassi un po’ troppo sacrificata alla ricerca dell’allitterazione, del suono e che rende anche la lettura, qualche volta preda di inciampi. Parallelamente, alcune poesie sono di una bellezza davvero toccante e di immediata assimilazione.



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