Piove col sole

Piove col sole

La vena da cui sgorgano le poesie è molto istintiva, la creatività sprigiona una resistenza attiva, messa in crisi ma mai piegata dal regime repressivo del razionale con dure rilevanze. È l’umore che percorre questi versi nei quali vi è la puntigliosità di chi vuol tutto dire ma nulla concede alle pulsioni del proprio cuore, che si sente battere e si avverte più nella sostanza del dire che non nella parola esplicita: “Non sai più dove sei/ quando il sole sorpassa la cimosa/ ti cade addosso/ la tua ombra./ E ti sembra anche/ più luminosa”. Sono pulsioni che alimentano il ritmo di una vita interiore e sensibile, di cui i versi rivelano immagini e sensazioni: “Ed è allora/ che sono corsa, ogni volta, / a rimirarmi nel crogiolo/ d’uno specchio/ per scrutare nell’avvenire/ d’un cielo riflesso/ un mondo raggelato/ da un infinito timore d’amore”. Ma le poesie non recano l’andamento di un diario intimistico, bensì una poesia che riesce a dire Io solo nella misura in cui pronuncia un Tu: “ tu non sai quanto io abbia sognato/ d’abbracciare una poesia/ fra queste pareti che sfarinano/ fra le mani inesaudite/ e su quel filobus con il quale torni/ ogni sera/ senza il gomitolo delle tue aspirazioni”…

Le trentatré poesie che compongono la presente silloge della poetessa e pittrice abruzzese Katia Olivieri sono quasi tutte di una gradevolezza pensosa. I versi rivelano al lettore il tono antiretorico e antimetafisico di una voce che sa farsi ascoltare e apprezzare. Poesia dunque sentita e vissuta, assolutamente trasparente e del tutto comunicativa. La vena lirica dell’autrice si declina con delicata spontaneità d’espressione. Testo dopo testo, la Olivieri espone l’esperienza di una vita, la propria vita, i propri affetti, ponendosi in bilico tra narrazione e impressione, ma senza mai indulgere al sentimentalismo. Note essenziali della sua poesia sono la brevità e la fermezza del segno, l’economia estremamente rigorosa della parola con cui riesce a definire un vivo senso del tempo e dell’umano. Vibrazioni che esprimono il graduale sfumare e dissolversi del nulla della realtà, la stretta finale in cui precipita la lenta e penosa consunzione della disavventura umana. Lo stile incisivo e privo di un lessico ricercato, risulta funzionale a una poetica che mira a prosciugare ogni possibile deriva malinconica nella severa disciplina di una civile indignazione, di una sobrietà disarmata e sofferta.



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