Poesie (1844-1878)

L’intreccio delle anime di due innamorati, entrambi telegrafisti, si sviluppa e si avviluppa tra i segnali elettrici dello strumento con cui i due lavorano:  “I fili della mia anima sono intrecciati / Ai tuoi, anche se molte miglia siamo lontani / E i tuoi in lunghe spire chiuse si avvolgono / Attorno all’ago del mio cuore”. È il “Biglietto di San Valentino da un telegrafista a una telegrafista”, un semplice messaggio d’amore  che svela un vortice di emozioni e di rifrazioni semantiche sui temi del sentimento, della lontananza e della comunicazione.  Una comunicazione che investe anche il lettore grazie  a un virtuosismo linguistico che  lascia spiazzati e abbandonati come i due amanti, e che, insieme, avvolge di segnali e stimoli il sistema nervoso e la mente:  “Ardente nel profondo come Smee /Il mio cuore riversa la sua marea d’amore / E tutti i suoi circuiti si chiudono in te / “Oh, dimmi, quando lungo il filo / Dal mio cuore colmo scorre il messaggio / Quali correnti in te vengono indotte? / Un tuo clic alle mie pene porrà fine / Attraverso più di un ohm il weber è volato / E questa risposta mi ha battuto: / “Io sono il tuo farad, leale e fedele / Caricata a un volt col mio amore per te”….
Il rapporto tra sistema nervoso ed elettricità, così come la commistione di impulsi elettrici ed emotivo-esistenziali nei nuovi mezzi di comunicazione come il telefono o il telegrafo, all’inizio del 1900, sono stati ampiamente sviscerati e riprodotti da molti scrittori e artisti dell’epoca: da Henry James nel suo Nella gabbia, a James Joyce in Finnegans Wake, alle riflessioni di Virginia Woolf sul telefono e le sue interruzioni rispetto alla “vita”, fino al sublime e sofferto La voce umana di Jean Cocteau, in cui il filo del telefono diventava l’unico interlocutore di un sentimento amoroso, nonché l’unico aggancio a un residuo di vita. Ma anche nel cinema e in teatro il tema è stato fecondo, da Beckett a  Pinter  fino a Buster Keaton che, con “Il cameraman”, ci regalò la memorabile scena del telefono, riproducendo proprio la lontananza che attraverso il telefono dà i primi segni di illusorio avvicinamento. Le poesie dello scienziato scozzese Maxwell, raccolte per la prima volta in italiano nel presente volume , furono scritte dal 1844 al 1878, e dunque molto prima dei sovraccitati esempi. Quello di Maxwell è senza dubbio un talento profetico, vista tutta la tradizione artistica successiva intorno agli stessi temi  e soprattutto lo sviluppo ipertrofico che questi hanno avuto ai giorni nostri grazie al dilagare di sistemi di comunicazione rapidissimi e collettivi, di sistemi che illudono circa la vicinanza e la comunanza delle coscienze, e che spesso, invece, sminuiscono del tutto il sentimento e i rapporti, sgonfiandone il valore e affiacchendone lo spessore.  Ma il talento di Maxwell è ancora più ragguardevole se si considera il suo non essere uno scrittore professionista ma uno scienziato di prim’ordine (autore del seminale Treatise on Electricity and Magnetism) che scrive per diletto e che nella poesia riversa non solo le sue riflessioni e i suoi sentimenti ma anche le sue conoscenze scientifiche, l’atomismo, l’astronomia, le onde sonore ed elettriche, la forza di gravità, l’elettromagnetismo e la consistenza dell’aria. Un libro che va letto come un infinito caleidoscopio di immagini, di temi e di forme linguistiche e stilistiche (che tra l’altro Maxwell dimostra di conoscere molto bene in termini di metrica e musicalità del verso). Grazie alla cura di Teresa Prudente che firma anche una profonda e puntuale introduzione, alle traduzioni di  Greta Fogliani ed Erika Serra, e alla sensibilità della casa editrice Archivio Dedalus, gli italiani possono leggere per la prima volta un testo ricchissimo che, come sottolinea Prudente, si presenta come un riuscitissimo esempio di commistione tra letteratura e scienza, andando a intrecciare gli aspetti più affascinanti delle due discipline. Le poesie, infatti, non si limitano alla ricreazione artistica dei mezzi di comunicazione ma affrontano molti altri temi: la critica (attualissima) a un sistema accademico pedante e fossilizzato; l’ironia lieve o sagace come forma suprema di conoscenza e di filtro per comprendere il mondo reale e quello soggettivo;  il valore delle tradizioni e del folklore (molti i riferimenti alla Scozia); il rapporto, mai esaurito né compreso fino in fondo, tra scienza e religione. Un libro intenso e modernissimo che ci dischiude i recessi più brillanti di una mente geniale e unica.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER