Quote di non proletariato

Quote di non proletariato

L’economia “tradotta” in poesia, una serie di poesie che ce ne mostrano difetti e malanni. La libera professione (“popolo delle/partite iva troppo lontane ormai da categoria”), la globalizzazione (“democrazia valore aggiunto apre le porte”), il mercato e i prodotti “made in China” (“e non guardare con occhietto asiatico”). Non mancano riferimenti al capitalismo e alla filosofia di Marx (“niente che sia di popolo resta nel popolo”), (“senti che ancora si alza la voce/a fare borghese inguaribile e decadente”). L’uomo/lavoratore viene disumanizzato alla catena di montaggio e diventa “individuo bullone di catena in circuito”, o privato del diritto al lavoro, andando ad ingrossare le file davanti alle agenzie (“fila muta o gruppo sparso di fronte all’agenzia interinale”). Altra voce importante è la critica al passaggio dalla lira all’euro e all’illusione della corretta trasformazione aritmetica del cambio (“raddoppio del costo”); si fa accenno anche alla Brexit (“un estro britannico a porsi di lato”)…

Il tentativo di Andrea Rompianesi di fare poesia con un soggetto così inconsueto come il mondo del lavoro e l’economia in generale, è senz’altro interessante. D’altro canto, la poesia è un genere che si presta a diverse forme di sperimentazione, è duttile e malleabile e non esiste un regolamento che preveda ciò che vi può o non può confluire. Se è quindi apprezzabile la novità del tema, ciò che invece risulta poco efficace è piuttosto il rema. La mancanza assoluta di punteggiatura, gli a capo a volte frastornanti, la presenza di neologismi e di termini desueti, rende faticosa la lettura e può anche indurre a passare oltre. Sono convinta che spetti al lettore, decidere se il risultato della composizione sia soddisfacente, godibile, riuscito. Chi ama la poesia “d’opinione”, chi cerca idee, rinunciando a un coinvolgimento emotivo, avrà senz’alto piacere di leggere questa raccolta Chi, al contrario, ama la poesia tellurica, quella che ti sposta, che raggiunge il lettore attraverso le mani, i piedi, la pelle, trasferendogli anche il messaggio e il pathos del poeta, resterà deluso.



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