Racconti in forma di poesia

Racconti in forma di poesia
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“Ecco la poesia che volevo scrivere/ prima, ma non l’ho scritta/ perché ti ho sentita muoverti./ Stavo ripensando/ a quella prima mattina a Zurigo./ Quando ci siamo svegliati prima dell’alba./ Per un attimo disorientati. Ma poi siamo/ usciti sul balcone che dominava/ il fiume e la città vecchia./ E siamo rimasti lì senza parlare./ Nudi. A osservare il cielo schiarirsi./ Così felici ed emozionati. Come se/ fossimo stati messi lì/ proprio in quel momento”. “Paura di vedere la macchina della polizia fermarsi davanti a casa. / Paura di addormentarsi la notte./ Paura di non addormentarsi./ Paura del ritorno del passato./ Paura del presente che fugge./ Paura del telefono che squilla nel cuore della notte”. “Ora che sarai fuori per cinque giorni,/ fumerò tutte le sigarette che vorrò,/ dove vorrò. Farò i biscotti e me li mangerò/ con marmellata e grasso di pancetta. Poltrirò. Mi concederò/ di tutto. Passeggerò sulla spiaggia se ne avrò/ voglia. E ne ho voglia, da solo/ a pensare a quando ero giovane”…

Era il 1984 quando Raymond Carver, reduce dall’improvviso successo di Cattedrale, si ritirò a Port Angeles, nella casa sulla spiaggia della sua compagna Tess Gallagher. Lì, lontano da un successo che faceva a pugni con la sua riservatezza e con gli anni di quasi miseria che c’erano stati prima, Carver si dedicò esclusivamente alla produzione poetica, che principalmente lo accompagnerà nei suoi ultimi anni. I lettori di poesia sono sempre meno, anche in un Paese come il nostro che ha la sua tradizione letteraria più forte nei versi piuttosto che nella prosa. Se però siete rimasti scottati dalla scuola e leggere un componimento poetico vi pare più complicato che decifrare il codice Enigma, state tranquilli… anche le poesie di Carver sono, fondamentalmente, racconti. Anzi, la forma della poesia obbliga ad arrivare, se possibile, ancora più direttamente al nocciolo delle storie; le parole sono più esatte e limpide. Le poesie di Carver sono, insomma, un esercizio di pulizia estrema. I temi sono quelli dell’alcol e della giovinezza, ma anche della paura della vita e della morte. Le poesie di Carver sono insomma un esercizio di onestà estrema. Che mi pare quando di meglio si possa dire.



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