Stella variabile

Stella variabile

Quei gradini dove fa gomito la scala, tutta quella gente passata (e ripassata ogni giorno: per lavoro) svoltando dalla scala della vita. Logoro di quei reiteranti il tappeto in quel punto a un freddo riflesso di luce. Sia inverno che estate e là si fredda… Dovrò cambiare geografie e topografie. Non vuole saperne, mi rinnega in effigie, rifiuta lo specchio di me (di noi) che le tendo. Ma io non so che farci se la strada mi si snoda di sotto come una donna (come lei?) con giusta impudicizia… Ignare volle il sogno riunirgliene due o tre già di sua pertinenza in una stessa sera (consumata la cosa-ricordava-s’immaginava di disfarsene sgomitando, scalciandole via). Nella stanza lievitava in caligine il silenzio…Il giocattolo, pecora o agnello che rappezzi per ingiunzione della piccola, di testa forte più di quanto non dica il suo genere ovino è in famiglia con te. Il tuo profilo caparbio a ricucire il giocattolo e quella testa forte…Nel mutismo domestico nella quiete pensandosi inascoltata e sola ridà fiato quei redivivi. Lungo una striscia di polvere lasciando dietro di sé schegge di suono tra pereti stupefatte se ne vanno in uno sfrigolìo i beneamati Scarafaggi…

Ultima raccolta del poeta nato a Luino in provincia di Varese nel 1913, Stella variabile è il degno compimento poetico del percorso poetico di un autore che ha attirato l’attenzione di critici come Luciano Anceschi, il quale non ha esitato a ricondurne la sensibilità lirica a Porta e a Parini. Una poesia, quella di Sereni, votata al confronto con la realtà, poiché essa nasce dalle cose e non prima delle cose che in questa raccolta enfatizza la dimensione polisemica della realtà stessa. Siamo di fronte al tentativo di realizzare un’operazione suggestiva, ovvero azzardare una parola poetica che si proietta verso la “cattura” del senso variabile delle cose, della loro mutevolezza inevitabile, rinunciando a qualsiasi didascalismo filosofico chiarificatore. Men che meno la fede, perché come fa notare Franco Fortini nella prefazione di questa edizione, Sereni è fra quegli italiani che non hanno mai sostenuto che la teologia avesse qualcosa da trasmettergli, in un amore verso il popolo anche e soprattutto nelle sue manchevolezze.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER