Una canzone per Billie Holiday

Una canzone per Billie Holiday
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
"Hai detto blues? No tesoro, Billie non canta blues. Billie canta una lunga canzone di ragazza del Sud". La vita di Billie Holiday, una delle più importanti interpreti vocali del ‘900, tra povertà, umiliazioni, razzismo, amore, droga, successo, denaro e morte. Il tutto in forma di poema...
Qualcuno una volta ha detto: "Scrivere di musica è come danzare di architettura". La frase è di incerta paternità, e viene di volta in volta attribuita ad Elvis Costello, o addirittura a Frank Zappa, sia quel che sia, resta una iperbole gustosa e un po' smargiassa ma tutto sommato condivisibile. Partendo da simili premesse, dedicare un libro alla vita e alla carriera di Billie Holiday, un’artista per giunta non facile da raccontare e che si è raccontata (a suo modo) in una autobiografia vendutissima, era possibile solo con un tocco in più, con qualcosa di inatteso, con un’improvvisazione dal sapore free jazz. Impresa riuscita a questo piccolo, emozionante gioiello della poetessa nera Alexis De Veaux, da sempre voce impegnata delle minoranze razziali e sessuali americane. Una biografia in forma di poema, che se da un lato non rinuncia a ripercorrere con fedeltà tutte le tappe della travagliata esistenza di Billie Holiday, al secolo Eleanora Holiday, dall’altro si può permettere (grazie all’immediatezza emozionante della forma-canzone, del verso sciolto) di sottolinearne con frasi perentorie e toccanti al tempo stesso i momenti più importanti. E non si può negare che questi momenti emozionanti abbondino, nella vita di Billie. I suoi nonni erano una schiava nera della Virginia e un coltivatore irlandese, e questa origine meticcia donò a Billie la sua carnagione chiaroscura e i suoi lineamenti inconfondibili. Sua madre, figura centrale del poema, la diede alla luce quando aveva solo 13 anni, e suo padre, un aspirante musicista, abbandonò entrambe al loro destino. Poverissime, Billie e la sua madre bambina Sara si guadagnavano la vita facendo pulizie, e fu proprio mentre ramazzava i pavimenti di un bordello di Baltimora, che Billie imparò ad amare la musica di Louis Armstrong e Bessie Smith. Cambiatosi il nome in Billie (in onore della star del cinema Billie Dove), la Holiday iniziò una gavetta durissima, che dai nightclub più malfamati e dalle incisioni non pagate la portò a diventare una diva celebre in tutto il mondo. Ma la strada per il successo fu lastricata di umiliazioni (unica nera in una big band di bianchi era costretta ad aspettare in una stanzetta il suo turno senza poter condividere il palco con i suoi colleghi musicisti e in molti stati americani doveva viaggiare ed alloggiare separatamente), dolore (la morte del padre, il rapporto difficile con la madre alla quale dedicò l’amarissima “God bless the child”), difficoltà tecniche (non aveva una voce molto potente e la mancanza di un background tecnico la penalizzò molto durante la carriera), amori infelici e droga. La salvarono il suo stile inimitabile, l’intensità drammatica del suo canto e lo charme che la resero, nella fantasia e nella memoria del pubblico, la leggendaria ‘Lady Day’ con la gardenia bianca tra i capelli.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER