Voce interrotta

Voce interrotta

Una torma di pensieri, ora confusa ora lucidissima, attraversa la mente di un uomo che vaga pellegrinando tra le periferie di un mondo spoglio di umanità. L’osservazione di un muro di silenzio e di noncuranza eretto contro la realtà, di strade divenute lande disertate alimenta lo stato di disorientamento di chi resta sospeso tra sogno e bisogno, ricordo e illusione: “era un’ombra / che feriva, una strada / caduta dal cielo, / un’algebra di muri morti”. Ma anche orfano di calore affettivo e preda dell’inquietudine nell’ora del crepuscolo dei sentimenti e delle certezze: “Erano case / senza nessuno / e una voce / che diceva sarà questo / il tuo amore, / questa la tua notte / che ti assalirà / nelle città, nelle attese / più grandi, dove tutto è confine”. La sofferenza è un’esperienza talmente personale da provocare il disagio paralizzante di chi non riesce a spezzare il pane del dolore: “Anch’io sono / un pastore perduto / e guardo il cielo buio, / tutto il vuoto / tutto il male / di adesso”. La discesa verticale e vorticosa dei versi assume le sembianze di un punto di convergenza nel quale si aduna l’inevitabile insorgenza dei ricordi e della nostalgia infinita di ciò che era e che forse non sarà più: “Poi qualcuno ti prese / correndo / una volta per sempre / e ti condannò a tutte / le luci spente, alla periferia / esatta / di ogni destino”. Il luogo di una riesumazione incapace di portare linfa vitale a ogni residuo brandello di speranza, di riaccendere il motore delle passioni mai sopite e l’insperato bagliore di un sorriso: “E un’assenza di me / e di te mi consuma, / e trema moribondo / un piccolo lume bianco, / un silenzio innamorato / che domanda la notte”…

Scritta al centro esatto della desolazione urbana, questa nuova raccolta poetica di Mauro Germani – nato a Milano nel 1954 – comunica al lettore le ragioni di una bruciante e malinconica rassegnazione, di una lotta comunque perdente tra il poeta e il nostro tempo. Dietro alla vibrazione d’ogni parola vedi i sentimenti che la intridono e la muovono: l’incomprensione, la delusione, lo sdegno, l’infelicità, la rassegnazione. Si tratta di una poesia rigorosamente legata a tematiche esistenziali ma senza compiacenze alla vacua speculazione, racchiusa in una dimensione lirica mai convenzionale ed estranea ad ogni atteggiamento stilistico difensivo. L’autore riempie i versi di sé, si muove alla ricerca del proprio posto in un mondo oscurato ed estraneo, rievoca ostinato le occasioni, interiorizzate dai meccanismi della memoria, di un tempo che non si può e non si sa ritrovare. Di un mondo pietrificato e spento che l’evocazione emotiva non ricompone. Inconsapevolmente l’animo ha fatto arte del proprio inconscio, ritmandolo al tono di una voce poetica che cova in sé l’enigma di un presente che lascia nell’animo sapori amari e distopici. Ma anche evocazioni che vorrebbe prolungare oltre la realtà di un breve tassello temporale, nell’insopprimibile necessità di comunicare, di far sapere che esiste per evitare di perdersi nell’anonimato di un io smarrito nel vuoto.



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