Intervista a Alek Popov

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Il suo è il tipico sorriso sornione, quello che sposta guance (e una certa quantità d'aria) dal basso verso l'alto, ma che, a fissarlo per più di un secondo, assume le inquietanti fattezze di un ghigno. Non si capisce se è la sua faccia a metà tra il tenerone e il figlio di madre libertina ad aver definito i capisaldi della sua sfiziosissima scrittura o se invece siano le fattezze ad essersi adattate alle vicende bizzarre e allo stile sarcastico. Dove le sue parole sono effervescenti, lo sguardo è appassionato; quando l'ammiccare letterario è diabolico e quasi sempre politically uncorrect, il sopracciglio sinistro di Alek si sarà alzato già da un pezzo. Bulgaro, di formazione classica ma di tradizione grottesca, ha gentilmente risposto alle mie domande tra l'infervorato e il distratto. Non sembra uno di quelli che sgomita per il microfono, ma anche per questo glielo avrei lasciato volentieri.
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