C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake

C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake

Il paese del Sol Levante è universalmente riconosciuto a livello globale come la patria della tecnologia e dell’elettronica. Per l’immaginario collettivo il Giappone è innegabilmente anche la cosiddetta “Patria dei Robot”. Tale immagine è stata costruita nel corso degli anni grazie ai grandi progressi conseguiti dalla nazione nipponica in campo industriale, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Il concetto di robot però sembra essere radicato nell’immaginario collettivo del Paese nipponico fin dai suoi albori. In Giappone convivono infatti da sempre due anime ben distinte ma complementari: la modernità e l’immaginazione del futuro assieme al rispetto delle tradizioni. Tra gli sfavillanti negozi di tecnologia di Akihabara a Tokyo ad esempio, si possono trovare a ogni angolo antichissimi templi shintoisti. Una dicotomia che vive spesso anche nei manga e negli anime. Quelli dedicati ai robot sono soprattutto un autentico compendio tra passato, presente e futuro, con i giganti di acciaio che rivelano una cultura molto antica e piena di simboli precisi. I primi automi giapponesi risalgono all’epoca Tokugawa, agli inizi del Seicento. Da qui gli autori moderni hanno potuto prendere spunto per tutta una serie di personaggi che hanno segnato l’infanzia di intere generazioni fin dagli anni Settanta. Personaggi come Mazinga e Goldrake sono oramai entrati nel patrimonio culturale collettivo anche se in pochi conoscono i loro veri antenati…

Massimo Nicora, esperto di comunicazione e grande conoscitore e appassionato del mondo degli anime e dei videogiochi, racconta la storia dei robot giapponesi, tra realtà e fantasia. Si parte da molto lontano, dai primi automi forgiati nell’epoca del Giappone feudale, fino all’analisi di personaggi iconici come Tetsuwan Atom, il gatto Doraemon, Tetsujin 28, Eight Man, Astroganga e Cyborg 009. Il percorso fino alla nascita di mostri sacri del genere come Goldrake, Mazinga Z e Jeeg robot d’acciaio è lungo e tortuoso e Nicora lo ripercorre tutto con grande coerenza e dovizia di particolari. Tutti gli eventi sono concatenati in una sorta di narrazione continua e fluida e la cronistoria, in questo modo, risulta molto chiara. Sullo sfondo la descrizione di un Paese magico e misterioso come il Giappone, che con la sua cultura ha stregato negli anni milioni di appassionati. In queste 186 pagine gli amanti dei robottoni troveranno pane per i loro denti e avranno a disposizione un compendio che spiegherà dalle radici al presente la loro passione.



 

 

 

 
 
 
 

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