Herbarium Vietnamensis

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Vietnam. Attraversare la strada è un problema, motorini sfrecciano in ogni direzione, automobili, risciò, pedoni e biciclette, persone con in mano anacronistici bilancieri. Si tratta di gettarsi nel flusso, lasciarsi andare e perdere un po’ di controllo. Come un flusso d’acqua nelle vie strette dell’Old Quarter di Hanoi come nelle strade a quattro corsie di Ho Chi Minh City. “Fiducia, confidenza e fermezza di intenzione”, e poi attraversi. Agile forma fisica, anche, in questi gesti fluidi, in questo scorrere gli uni fra gli altri. Same same, but different, il senso dell’esotico per un viaggiatore in Vietnam, tutti uguali ma ognuno lo è a modo suo. Piccoli altari di intime religioni ovunque, dialogo con gli spiriti, gli antenati, i fantasmi in quotidiana convivenza, e i doni con i quali rendere omaggio, e chiedere protezione, ma anche buona riuscita, ma anche ringraziare. I beni materiali sono anche il fumo che cancella e sale verso il cielo. Un vaso di ceramica alto pochi centimetri è il letto di una pianta antica, il bonsai, abitante di molte case vietnamite, simbolo di fortuna e lunga vita, fertilità e legami familiari, Hon Non Bo, composizioni in miniatura, magia di piccoli mondi costruiti intorno ai bonsai. Una minuscola teiera, una minuscola tazza, un tè dal colore trasparente, sapore deciso e amaro. Il fumo delle ultime ore di un viaggio…

Il diario di viaggio di Massimo Palazzi, o si potrebbe dire anche il suo erbario vietnamita, è leggero come il suo viaggiare, che ispira quella fiducia e confidenza che si augura sul ciglio delle vie di Hanoi, prima di attraversare. Viaggio leggero, pochi bagagli, poche scorze portate da casa per difendersi dal nuovo – familiare e al tempo stesso differente – scoperto nel viaggio. Campioni/erbe del Vietnam disposte con ordine e sobrietà tra le pagine, accanto a fotografie – acqua, foglie, un sorriso – concedendosi il lusso di viaggiare in superficie e lasciare che le cose vengano a galla, come un fiore di loto, o le foglie del tè dello stesso aroma, o l’energia metamorfica nascosta nell’apparente natura statica degli oggetti: biscotti e bibite luccicanti sull’altare del Buddha, biscotti al cocco e un piccolo foglio con una fiaba vietnamita lasciati sul cuscino di una camera d’albergo. Favola tradizionale: fanciulle ribelli dai capelli neri che fuggono dal matrimonio, spiriti dell’acqua e un principe di nome ミúc che fugge ogni giorno nella giungla, fino a quando incontra la fanciulla dalla voce melodiosa, dalla risata irresistibile. Foglie e fiori di loto in mezzo alla pioggia monsonica, una tazza di trà sen, “vaghezza della visione di un oggetto che si allontana e scompare nella distanza”.

 


 

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