Il sole di carta

Il sole di carta
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Julian passeggia in una Londra contemporanea ma anche dall’apparenza dickensiana e dal cielo plumbeo, tenuto per mano dal padre che gli dice che lo sta accompagnando da un signore che lo porterà a prendere un gelato e con il quale starà bene. D’un tratto si ferma una macchina, un uomo scende, Julian spera di non dover andare con lui perché gli dà l’impressione di essere brutto, grasso, sporco, peloso, una specie di orco nero. Ma invece è proprio così. L’uomo ha dato una busta al padre di Julian che l’ha infilata in fretta e furia in tasca, e il piccolo è caricato di peso in macchina. Ecco perché la mamma prima piangeva… Passa del tempo, Julian si sveglia, è per terra, su un materasso sudicio in un angolo, piange, chiama la madre ma sente rispondergli un’altra voce, cavernosa. Si spaventa ancor di più, ma non è quella di un mostro, bensì quella di una donna gigantesca con la testa che sembra una cipolla, con un foulard e un vestito a fiori blu e arancio…

Walter Piconese è un artista figurativo abilissimo, poliedrico e autodidatta, che con ogni evidenza, almeno stando a quel che trapela dalla sua elegante scrittura, ha anche avuto molte buone letture. Originario, come Aldo Moro, di Maglie, in provincia di Lecce ‒ laddove il sole non è di carta, pallido e lontano, una vana chimera, bensì caldo e vivificante ‒ sa rappresentare in modo vivido e assai piacevole l’intensità anche attraverso le parole, realmente colorate come una tavolozza. Il suo esordio narrativo è un romanzo che valica la categorizzazione di genere ed è molto avvincente, interessante, coinvolgente, emozionante, struggente, straziante, palpitante, scritto in maniera semplice, chiara, profonda, variegata, raffinata, non banale, ricca di punti di vista, riferimenti, chiavi di lettura. È un bildungsroman con tinte noir e oniriche, classico e insieme all’avanguardia, che racconta la storia di due bimbi, Julian e Borah, venduti per una manciata di sterline, sfruttati sino alla morte nella fabbrica di giocattoli, il regno dei balocchi, che per loro paradossalmente si trasforma in un inferno crudele, di proprietà della terribile Mrs Boulevard, separati dal destino ma uniti da un’affinità elettiva, un’amicizia tenera e bellissima.



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